Penne, capitale della moda «Tradizione e cuore dei sarti, così la Brioni detta il futuro»

Intervista esclusiva al ceo Mehdi Benabadji: «Servono infrastrutture e formazione per liberare l’Abruzzo dall’isolamento, fedeli alle radici ci apriamo a nuovi mercati»
PENNE. Penne è la Brioni, la Brioni è Penne. Una storia di alta sartoria declinata in arte che va avanti dal 1959. E dalla fabbrica di via Nazareno Fonticoli, la strada dedicata allo storico sarto e fondatore dell’azienda, l’epopea Brioni si dipana fino a Hollywood e alla ricerca di nuovi mercati, come Medio Oriente e America Latina. «Il legame tra Brioni e l’area vestina ha radici profonde, è storia e futuro, una questione di identità», dice Mehdi Benabadji, ceo della casa di abbigliamento in questa intervista esclusiva rilasciata al Centro. E questa sera alle 22.30 va in onda “31 minuti”: il settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8 in collaborazione con il Centro è dedicato al “Triangolo della moda”. Un viaggio nell’area vestina dell’abbigliamento di eccellenza con Brioni, Gucci e, tra pochi giorni, anche Brunello Cucinelli. La regia è di Antonio D’Ottavio.
Da vent’anni nel gruppo del lusso Kering, il colosso che detiene la Brioni, Benabadji guida la maison dal 2020. «Nel 1959 a Penne è nato e batte tutt’ora con orgoglio il cuore artigianale di Brioni ed è da qui che, con Brioni, ha avuto origine il termine “alta moda maschile”», dice l’uomo al vertice della Brioni. E l’eccellenza di Penne è un traino della ripresa economica: nel 2022, dicono i dati di Confindustria e del Cresa, tessile e abbigliamento volano a più 29,4% e il fatturato del comparto segna un più 6,8%. E in questo scenario Penne vuole imporsi come la culla della sartoria di straordinaria qualità.
A Penne si coltiva il sogno di creare un polo dell’alta moda: qual è il pensiero della Brioni, antesignana di questa filosofia nell’area vestina?
«Contrariamente a quelle logiche di localizzazione e delocalizzazione delle attività produttive, dettate da scelte opportunistiche che si evidenziano spesso nel settore della moda, Brioni crede fortemente nella fedeltà alle proprie radici e nel prendersene cura, giorno per giorno, nel lungo termine. Per lo sviluppo dell’area vestina è fondamentale il comportamento delle aziende rispetto al territorio: il focalizzarsi solamente sulle risorse esistenti, finisce per indebolire il sistema; è con l’impegno a creare risorse nuove e formare nuove persone che diamo invece un vero impulso».
Penne triangolo della moda con Brioni, Gucci e presto anche Brunello Cucinelli: quali sono i punti di forza dell’area vestina?
«In una parola: la passione. È questa a fare la differenza: la passione delle colleghe e dei colleghi con cui lavoriamo ogni giorno nei nostri reparti produttivi, la passione che si legge negli occhi delle persone che incontriamo a Penne, a Montebello, a Civitella e in tutto il territorio».
E come le sembrano gli abruzzesi?
«Gli abruzzesi hanno molto da insegnare in quanto a mantenere vive le tradizioni e le conoscenze grazie al fuoco della passione. Quella dei pastori che scendevano per i tratturi della transumanza declamando a memoria la Divina Commedia o la Gerusalemme Liberata, dell’industria della lana che già nel Quattrocento esportava “l’oro bianco” dal porto di Pescara, delle eccellenze agricole e alimentari protette e sviluppate nel tempo. È questa passione che ha permesso alle persone di Brioni di raggiungere un’eccellenza sartoriale senza pari e che va riconosciuta anche agli altri attori del sistema, dalle associazioni industriali alle organizzazioni sindacali».
Tutti sono d’accordo nell’affermare che la grande crisi sembra alle spalle: quali sono le prospettive della Brioni e del polo sartoriale vestino?
«Nei nostri tempi, le crisi non sono né alle spalle né davanti a noi: sono parte integrante dell’economia e dei settori industriali. E come tali vanno trattate. Alcuni le “cavalcano” come fossero onde: approfittandone quando sono in discesa ed evitandole quando si fanno troppo ripide. Noi crediamo invece che vadano navigate con responsabilità, sempre con le mani ben salde sul timone, preservando così lo sviluppo di lungo periodo. Il polo sartoriale vestino ha consentito il successo di Brioni – evidenziato da un sempre maggior apprezzamento del Bespoke e dalla richiesta di capi di estrema qualità, con un approccio moderno all’eleganza – e prosegue con l’apertura di nuovi mercati come, ad esempio, in Medio Oriente e in America Latina».
Un appello alle istituzioni: le aziende della moda di cosa hanno bisogno?
«Nel medio termine, hanno certamente bisogno di infrastrutture di trasporto che liberino l’Abruzzo da un isolamento ormai storico. Nel breve e brevissimo termine, hanno bisogno di giovani che non trovano. È quello che succede in molti altri settori come l’edilizia: ci sono opportunità professionali largamente disponibili, mestieri che possono dare anche grandi soddisfazioni economiche, ma che risultano poco attrattivi per i giovani. È una questione culturale che si costruisce attraverso l’educazione. Serve formazione tecnica, la promozione dei mestieri artigianali alle scuole medie, un rilancio accurato degli istituti tecnici con docenza qualificata e laboratori adeguatamente attrezzati, collaborazioni con le aziende del territorio. Brioni, così come altre aziende del territorio, sta dando il proprio contributo. Ma serve un’azione molto più decisa delle istituzioni».
La formazione per creare personale in grado di fare la differenza: cos’è la formazione per Brioni?
«La formazione per Brioni è accompagnare la crescita delle persone. Non tappare buchi al bisogno, ma dare supporto alle persone nell’arco del loro sviluppo. Per questo in Brioni non solo è prevista l’organizzazione di vari percorsi di formazione, ma anche all’interno stesso di tutte le linee di produzione viene seguito un criterio di apprendimento continuo e di miglioramento delle competenze di ciascuno. Per chi come Brioni è fortemente radicato nel territorio vestino, formazione vuol dire anche impegnarsi per il futuro, avviare i giovani a mestieri sartoriali che preservano la tradizione, ma offrono al contempo grandi soddisfazioni individuali. Lo facciamo con la Scuola di Alta Sartoria che stiamo rilanciando per volontà della famiglia Fonticoli, con il “Programma Generazioni” che sta in questo momento formando giovani pennesi ai mestieri industriali del tessile e con le collaborazioni – alcune delle quali attraverso il programma “Adotta una Scuola” di Altagamma, con gli istituti d’istruzione superiore del territorio come il Moretti di Roseto degli Abruzzi, il Luca da Penne di Penne e il Pomilio di Chieti, dove integriamo la parte didattica e, soprattutto, quella di apprendistato presso i nostri stabilimenti».

