«Piano sanitario urgente il confronto con i medici»

3 Marzo 2016

L'AQUILA. Stringono i tempi per la presentazione al ministero della Salute del piano regionale di riordino della rete ospedaliera pubblica, il 31 marzo, mentre è previsto per il 19 aprile l'incontro...

L'AQUILA. Stringono i tempi per la presentazione al ministero della Salute del piano regionale di riordino della rete ospedaliera pubblica, il 31 marzo, mentre è previsto per il 19 aprile l'incontro con il governo, quando si aprirà la fase d'inizio dell'uscita del commissariamento della Regione. Tempi che sollecitano un nuovo intervento dell'Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi) sul nascente piano di riordino regionale che, secondo i chirurghi, «deve essere di massimo livello, eliminando i privilegi anche della classe medica». Le ultime bozze però preoccupano i chirurghi, perché «vanno in direzione opposta» rispetto all'idea di un sistema sanitario «che non lasci buchi in una regione costituita in molta parte da aree interne». «C'è ancora un mese di tempo circa fino al 29 marzo. Oltre alle sigle sindacali, vorremmo che venissero ascoltati anche gli interlocutori scientifici, ossia i medici che lavorano sul territorio e ne conoscono le caratteristiche, i punti di debolezza e quelli di forza», esorta il coordinatore regionale dell'Acoi, Vincenzo Vittorini, già ascoltato a fine 2015 in V Commissione Sanità e in quella Vigilanza. Un'audizione (quella in V Commissione) che si sarebbe dovuta replicare alla presenza dell'assessore alla Sanità Silvio Paolucci. Finora però, la nuova audizione non è avvenuta e il timore dei chirurghi è che possa essere troppo tardi. Due giorni fa Vittorini ha inviato ai presidenti delle due Commissioni (Mario Olivieri e Mauro Febbo) e, per conoscenza, anche al presidente della Regione Luciano D'Alfonso e all'assessore Paolucci, un'email in cui chiede di essere ascoltato «per valutare lo studio di fattibilità prima che il documento diventi definitivo». L'ultima bozza dello studio di fattibilità prevede 4 hub di primo livello e nessuno di secondo, ossia d'eccellenza, «esattamente il contrario della proposta illustrata in tre ore di audizione nelle due Commissioni», dice Vittorini. L’Acoi propone invece due ospedali di secondo livello; nessuna chiusura di punti nascita con meno di 500 parti all'anno; riorganizzazione degli ospedali esistenti; ridimensionamento delle Unità operative complesse (con primariato) a vantaggio di un'ottica dipartimentale; risparmio e investimenti in personale e risorse strumentali. Un piano che porterebbe «a puntare al massimo dell'efficienza e dell'efficacia sanitaria e a riorganizzare la sanità territoriale con forme alternative al ricovero ospedaliero». «Invece, la bozza che leggo», continua Vittorini, «non elimina il rischio di zone senza offerta sanitaria. L'Abruzzo deve avere un'offerta diversificata in tutto il territorio. In quest'ottica a noi non interessa il numero o la suddivisione delle unità operative complesse da un lato e quelle semplici e semplici dipartimentali dall'altro, bensì la redistribuzione territoriale anche nell'ottica della dipartimentalizzazione». Per l'Acoi resta fondamentale che gli ospedali, anche più piccoli, non vadano chiusi, ma specializzati per non ingolfare i grandi presidi, frenando la mobilità passiva.

Marianna Gianforte