«Polizia carceraria, va cambiata la legge sulle candidature»

6 Giugno 2015

Nardella, soprintendente al carcere di Sulmona è uno degli eletti: quella norma è superata e ci danneggia

PESCARA. «Non capisco perché la legge 81 venga ancora presa in considerazione. L’obbligo di aspettativa speciale per i rappresentanti delle forze dell’ordine che si candidano alle elezioni è un problema superato».

Mauro Nardella, sovrintendente di Polizia penitenziaria a Sulmona, sindacalista della Uil Penitenziaria è tato per 15 anni assessore comunale a Molina Aterno. Domenica è stata di nuovo eletto. La legge 81 la soffre come una discriminazione. Il 20 marzo scorso ha scritto una lettera al Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria per chiedere di non essere posto in aspettativa speciale. Il 10 aprile è arrivata la (scontata) risposta negativa. La legge impone l’aspettativa retribuita e questa va presa. Pazienza se poi ci si indigna per le liste di poliziotti carcerari che si candidano solo per l’espettativa come è successo anche quest’anno in Abruzzo.

Nardella, in che senso la legge 81 è superata?

«Non può più riguardare un corpo di polizia che non ha più un inquadramento militare. È un provvedimento che non aiuta in un momento in cui le forze di polizia, anche in virtù di disposizioni che stanno per essere approvate, si trovano sempre più in difficoltà agli occhi dell’opinione pubblica».

A quali provvedimenti si riferisce?

«Al reato di tortura, che accettiamo in quanto rappresentanti dello Stato, ma che non condividiamo nel merito, perché si trasforma un reato comune in un reato proprio».

Che cosa cambia per voi?

«Non ci fa svolgere serenamente il nostro mestiere: qualunque detenuto viene messo nelle condizioni di minacciarci dicendoci: voi mi maltrattate, io vi denuncio!»

Torniamo alla legge sull’aspettativa speciale.

«La reputo datata. Quell’articolo di legge era stato pensato negli anni di piombo per evitare che un candidato in divisa potesse mettere in stato di soggezione l’elettore. Oggi questa cosa è superata: basterebbe sostituire l’”imposizione” e introdurre la “facoltà” di chiedere l’aspettativa. Sarebbe molto meglio, perché chi vuole può continuare a lavorare e chi vuol fare solo campagna elettorale potrebbe farlo nel proprio tempo senza chiedere la retribuzione».

Comunque molti suoi colleghi continuano a marciarci.

«Ogni situazione è personale. È chiaro che alcuni possono vedere nell’aspettativa elettorale un motivo per sospendere un lavoro opprimente e stressante. Nello stesso tempo ci sono nostri colleghi che si impegnano in campagna elettorale per dovere civico: c’è il sindaco di Pescina che è un ispettore di polizia penitenziaria, un altro collega è stato eletto sindaco in Sardegna, io sono stato assessore per più di 15 anni e ora sono stato eletto consigliere. È chiaro che un caso come quello di Castelvecchio Calvisio non depone a nostro favore, ma va anche detto che quella legge non riguarda solo noi. Molti finanzieri, poliziotti, carabinieri, la utilizzano».

Però si parla sempre di voi.

«Perché noi siamo dei raggruppamenti numerosi: Sulmona ha più di 250 agenti, una stazione dei carabinieri ne può avere 7-8, da noi è più facile trovare candidature, ma sarei curioso di leggere l’elenco dei candidati appartenenti ad altri corpi».

Lei dice la legge è superata ma vi siete mai mossi anche come sindacato per farla cancellare o modificare?

«Che io sappia negli ultimi tempi mi sono mosso solo io, sensibilizzando alcuni deputati, per esempio Gianni Melilla. Ma finora nessuno in Parlamento ha messo veramente mano alla questione».

Comunque dietro la corsa alla candidatura c’è anche una situazione di superlavoro nelle carceri.

«A livello nazionale abbiamo 7mila agenti in meno rispetto al decreto sulle piante organiche. In Abruzzo solo a Sulmona mancano 80 unità: siamo 246 su una pianta organica che ne prevede 328».

Eppure il vostro è un carcere difficile...

«Forse non c’è istituto in Italia per importanza, delicatezza e pericolosità rispetto alla popolazione carceraria. Sulmona è un carcere di massima sicurezza con più di 500 detenuto provenienti dal 41 bis, la stragrande maggioranza sono detenuti catalogati ad alta sicurezza. In più stanno costruendo un nuovo padiglione per altri 200 detenuti».

Aumenterà anche il vostro organico.

«Il Provveditorato è consapevole del problema e si sta muovendo, ma non è lui che decide, è la direzione generale. È ovvio che debbono garantirci un adeguato numero di agenti, altrimenti inizieremo con le proteste».

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