Quattrocento insegnanti abruzzesi fanno le valigie per la "Buona scuola"

Il 42,18% di chi aveva presentato domanda per la cattedra in Abruzzo scopre che il 1° settembre dovrà trasferirsi al Nord
PESCARA. C’è l’insegnante che è mamma di famiglia e che non vuole e non può lasciare i due bambini di 8 e 10 anni; c’è l’insegnante sposato che deve decidere se conviene trasferirsi lontano da casa per almeno un anno e affrontare nuove spese per prendere uno stipendio di 1.400 euro circa; e poi c’è la maestra che dopo anni di precariato con sostituzioni e trasferte sulle spalle, a 46 anni si trova davanti alla scelta di cambiare città e vita; ma c’è anche il giovane maestro che di fronte alla prospettiva di andare a lavorare lontano non vede l’ora di cominciare, salvo poi pensare di riavvicinarsi a casa. Sono queste ore di incertezze e preoccupazioni per gli insegnanti abruzzesi della scuola superiore che aspettavano una assegnazione di titolarità in un istituto della regione dalla legge 107 del 2015 “Buona scuola”. Dal ministero è stato fatto sapere che per 386 di essi l’unica prospettiva per poter lavorare e prendere una cattedra è di trasferirsi in una scuola del Nord. «Si tratta del 42,18 per cento dei docenti perché coloro che avevano fatto domanda erano 915: quasi la metà, una percentuale troppo alta, un esodo non giustificabile e che va contro i numeri di propaganda che erano stati diffusi dal governo», insorge il segretario regionale Cisl scuola, Massimo Desiati.
Questi numeri, secondo il sindacalista, confermano l'alto numero di insegnanti che a partire dal 1 settembre saranno costretti a lasciare le proprie famiglie per andare a lavorare in un’altra regione. Proprio come è emerso (con percentuali più alte) in altre regioni del Sud come Sicilia, Campania, Puglia, Basilicata e dove sono divampate le proteste.
«Ho ricevuto diverse telefonate di docenti disperati», racconta Desiati, «una ha anche detto che vuole licenziarsi, vuole rinunciare a un suo diritto perché non può lasciare la famiglia».
Ma il tempo stringe. Le graduatorie sono in via di comunicazione per email. Urge una risposta: «I docenti trasferiti possono avviare un contenzioso, prima attraverso una fase di conciliazione con il Miur, poi semmai al Tar e infine al giudice del lavoro. Il problema è che comunque non avrebbero risposte entro il primo settembre. Quindi, chi è trasferito deve fare le valigie e poi sperare di tornare».
I sindacati lamentano anomalie nell'algoritmo utilizzato dal Ministero, errori di calcolo, con docenti che con un alto punteggio vanno fuori regione e altri con punteggio inferiore, vi restano. Un problema che il ministero ha riconosciuto. E Desiati rincara: «Sono stati segnalati, così come per la scuola primaria e per la scuola media, numerosi errori nei trasferimenti, soprattutto sui posti di sostegno». (a.mo.)
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