Sigismondi (FdI): «È così che proietteremo l’Italia verso la Terza Repubblica»

Il senatore e coordinatore regionale di FdI: «Il premierato è una svolta storica, finalmente avremo governi più stabili e autorevoli, basta con i giochi di Palazzo»
La proposta di riforma costituzionale, promossa dal presidente Meloni e approvata dal Consiglio dei ministri, consente finalmente agli italiani di scegliere direttamente il presidente del Consiglio, segnando una svolta storica che potrebbe proiettare l’Italia verso la “Terza Repubblica”. Una riforma che permetterebbe di avere governi più stabili e autorevoli, ponendo fine ai giochi di Palazzo, a trasformismi e a governi tecnici che, spesso, hanno generato maggioranze parlamentari non in linea con le scelte degli elettori.
L'esperienza positiva delle elezioni dirette dei sindaci e dei presidenti delle Regioni dimostra come questa forma di consultazione abbia portato stabilità nei contesti comunali e regionali, e l'obiettivo è di avere anche governi centrali legittimati dalla volontà popolare e sostenuti da solide maggioranze parlamentari, garantendo così governabilità per l'intera legislatura. Appare evidente che l'elezione diretta del presidente del Consiglio porrebbe fine a una debolezza del sistema italiano, che in 75 anni di storia repubblicana ha visto ben 68 governi con una durata media di appena un anno e mezzo.
Offrire la possibilità a chi viene democraticamente eletto di governare per cinque anni garantirebbe ai governi di attuare i programmi elettorali, implementare strategie a lungo termine e conferire piena autorevolezza al presidente del Consiglio, sia a livello nazionale che internazionale. L’importanza di avere governi ben strutturati è dimostrata dall’azione dell'attuale governance Meloni che, forte di un grande consenso elettorale e di una larga maggioranza parlamentare, in questo primo anno è riuscito ad affrontare con determinazione questioni cruciali che hanno portato a una crescita economica e occupazionale, riaffermando il ruolo della nostra Nazione sul palcoscenico politico internazionale.
In Italia, dunque, c’è bisogno e voglia di stabilità, lo chiedono i cittadini. Non è, infatti, un caso che i primi rilevamenti statistici indicano la maggioranza degli italiani favorevole all’elezione del capo del governo. Una riforma rivoluzionaria, che riguarda solo quattro articoli della nostra Carta costituzionale, che riconosce il ruolo di garante del presidente della Repubblica, non modificando le sue competenze, ad eccezione della parte relativa alla nomina del presidente del Consiglio, e che abolisce la nomina di altri senatori a vita, tranne che degli ex presidenti della Repubblica.
Nella riforma, inoltre, è contenuta la norma anti-ribaltone, applicabile una sola volta nel corso della legislatura e che produce effetti in caso di dimissioni, impedimento o di sfiducia del presidente del Consiglio eletto, che potrà essere sostituito da un parlamentare della stessa maggioranza per l’attuazione del programma elettorale e delle linee programmatiche votati dagli italiani. È ora compito del Parlamento, iniziando dal Senato, occuparsi della “madre di tutte le riforme” che restituisce protagonismo agli italiani e credibilità alla Nazione.
Questa riforma non intende essere imposta dalla maggioranza al Parlamento ma ambisce a trovare il consenso di una larga rappresentanza dei gruppi politici. Se questo auspicio non venisse colto saranno i cittadini ad esprimersi sulla riforma. Con la proposta di revisione della Costituzione il governo Meloni mantiene gli impegni contenuti nel programma elettorale e dimostra di avere una lungimiranza politica e istituzionale capace di realizzare quelle riforme necessarie per assicurare all'Italia autorevolezza, stabilità, credibilità e crescita economica.
*Senatore di Fratelli d’Italia
coordinatore regionale FdI
e componente
della Commissione
parlamentare antimafia
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