Stagione sospesa I cacciatori attaccano la Regione

14 Settembre 2016

Le associazioni criticano il lavoro degli uffici: il calendario venatorio è scritto male e presta il fianco ai ricorsi

TERAMO. Il mondo venatorio abruzzese fa fronte unito contro la Regione, dopo la sentenza del Tar Abruzzo che ha provvisoriamente sospeso il calendario venatorio, su ricorso del Wwf, in attesa dell’esame collegiale fissato per il 28 settembre. I giudici amministrativi hanno accolto il 9 settembre scorso l’istanza di adozione delle misure cautelari monocratiche, avanzate dall’associazione ambientalista «per impedire il verificarsi di effetti irreversibili sulla fauna», sospendendo così l'apertura della caccia decisa dalla Regione per alcune specie, in date fisse e prima del 1° ottobre (cornacchia grigia, gazza, ghiandaia, fagiano, lepre e volpe il 18, 22, 24 e 25 settembre; merlo il 18, 24 e 25 settembre).

I rappresentanti regionali di Federcaccia, Arci Caccia, Enalcaccia e Anuu hanno evidenziato «la situazione di illegittimità che, per colpa degli uffici regionali sulla Caccia, si è verificata in Abruzzo, a dispetto delle leggi nazionali». Mentre è stata annunciata la costituzione anche in Abruzzo della Fenaveri (Federazione delle associazioni nazionali venatorie riconosciute), è stato richiesto un incontro con il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, affinché verifichi l’operato dei suoi uffici e possa così risolvere questioni annose che, secondo quanto ribadito dalle associazioni venatorie, stanno causando non pochi danni ai cacciatori.

«L'ufficio caccia della Regione correda costantemente il calendario venatorio con relazioni che sono incomplete e prestano il fianco a ricorsi di associazioni ambientaliste», hanno spiegato i componenti di Federcaccia, Arci Caccia, Enalcaccia e Anuu, aggiungendo che «gli assessori regionali alla Caccia, che si sono succeduti nel corso degli anni, sono sempre rimasti vittime del lavoro degli uffici della Regione, vedendosi successivamente sconfessati dalle sentenze del Tar. Ricorsi che anche in questo caso hanno fatto perdere giornate utili a centinaia di cacciatori, che già hanno pagato le relative tasse per poter disporre di un proprio diritto». Una volta terminato l’esame da parte dei giudici amministrativi, le associazioni venatorie non escludono il ricorso ad altri organi: «La costituente Fenaveri abruzzese e il suo organismo nazionale, nel caso in cui il Tar Abruzzo assumesse decisioni in contrasto con le leggi nazionali e regionali, sicuramente procederà in tutte le sedi opportune fino al Consiglio di Stato, per porre fine a un modo interpretativo che è esclusivamente abruzzese». Ieri, intanto, è arrivata la risposta dell’assessore Dino Pepe sul ricorso presentato dal Wwf al calendario venatorio. «Alla base delle rimostranze del Wwf ci sarebbe il mancato rinnovo del Piano faunistico venatorio regionale», ha sottolineato Pepe, «Carenza, questa, non certamente imputabile esclusivamente a questa amministrazione, visto che l’ultimo piano approvato risale al 1992». Precisando che a breve avvierà la redazione di un nuovo Piano attraverso una procedura aperta nel quale intende coinvolgere tutti i portatori di interesse, l'assessore ha aggiunto: «La mia struttura è già al lavoro per garantire, anche alla luce del giudizio atteso per la data del 28 settembre, una corretta apertura della caccia il prossimo 1° ottobre». Intanto, il Wwf ha chiesto alla Forestale di intensificare i controlli nel territorio per impedire abusi, durante il periodo di sospensione.

Chiara Di Giovannantonio