Tagli casuali, potature errate, incuria: gli agronomi accusano

In molti comuni, parchi, giardini, viali alberati sono abbandonati a se stessi o maltrattati «Uno sbaglio», dice l’agronomo Di Pardo, «perché curare le piante è un investimento»
PESCARA. Il taglio di alcuni pini a Teramo ha mobilitato nei giorni scorsi la Federazione regionale degli l’ordine regionale degli agronomi e dei tecnici forestali a difesa del verde pubblico e contro una malagestione in cui trascuratezza e incompetenza viaggiano a braccetto. «Nelle nostre città», dicono gli agronomi, «ci sono parchi storici che ricevono una quantità di manutenzioni inferiori alle loro esigenze con danni inevitabili; viali alberati vetusti, la cui crescita si è interrotta ormai da anni; alberi con strutture compromesse da potature inappropriate e dispendiose, da strangolamenti provocati dall'asfalto e dalla crescita del fusto in spazi insufficienti». E quando si interviene spesso lo si fa sbagliando, con interventi che impediscono la crescita salutare delle piante. «L'incuria», dicono gli agronomi, «è spesso l'unica protagonista dei nostri scenari urbani».
Si dirà che il verde costa. Ma, spiega il presidente regionale della federazione Mario Di Pardo, «intervenire sul verde urbano è un investimento, non una spesa. La difesa del verde pubblico comporta notevoli miglioramenti per l'ambiente. Come ad esempio la mitigazione dell'inquinamento atmosferico e acustico, attraverso la depurazione dell'aria e la produzione di ossigeno; la difesa del suolo, riducendo la superficie impermealizzata; la conservazione della biodiversità; il miglioramento dell'estetica e dell'immagine della città e del paesaggio in generale».
Presidente Di Pardo, di quanta manutenzione ha bisogno il verde pubblico?
«Spesso o quasi sempre nel realizzare il verde pubblico non si tiene conto di due aspetti: deve essere fruibile da tutti i cittadini e deve richiedere un basso costo di manutenzione; poiché i costi maggiori non sono per la realizzazione ma per al manutenzione. Ciò comporta una giusta progettazione dettata esclusivamente dagli aspetti tecnico-professionali e non dalla somma di denaro disponibile con la quale deve necessariamente realizzata. Le conseguenze si pagano dopo»
La manutenzione deve essere costante?
«Sì, ma per far in modo che ciò sia economicamente sostenibile necessita di un programma integrale annuale di manutenzione. Gli aspetti più importanti della manutenzione sono: le potature, il controllo dello stato fitosanitario, il controllo della stabilità fisico-meccanica, la disponibilità di spazi di espansione per garantire la normale crescita annuale delle piante a livello di fusto, chioma e apparato radicale».
Che tipo di formazione devono avere gli addetti? Ci sono corsi di formazione?
«La formazione richiesta agli addetti è sicuramente quella di una preparazione teorica ad indirizzo agrario ma anche di una buon esperienza pratica. Nonostante questo, spesso, le basse disponibilità economiche determinano gare di appalto con eccessi di ribasso che comporta l'esclusione delle aziende più specializzate e più affidabili nei lavori richiesti; oltre a lavori sul verde approssimativi e veloci per rientrare nelle somme stanziate senza curarsi delle conseguenze attuali e future sulle singole piante. Ci sono anche dei corsi professionalizzanti e di aggiornamento continuo che vengono svolti soprattutto nelle Regione del nord Italia, ma recentemente, anche con il contributo dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali dell'Abruzzo, sono state realizzare iniziative in Abruzzo in tal senso. Un aspetto che pochi comuni virtuosi o su questa strada hanno adottato è quello di aver creato all'interno dell'organigramma comunale un settore di gestione del verde con al vertice un dottore agronomo o dottore forestale come il Comune di Francavilla o il Comune di Pescara».
Ci sono regole da seguire per progettare un parco pubblico e per scegliere le piante?
«Certamente si. Occorre un professionista qualificato, dottore agronomo o dottore forestale, adeguate risorse economiche, idee chiare da parte dall'amministrazione pubblica sul fine di utilizzo di quella area. Il professionista, nelle condizioni appena espresse, sceglierà le essenze arboree ed erbacee più adatte, rispettando gli spazi naturali di cui ogni pianta ha bisogno; è fuori dubbio che le specie autoctone sono da preferire ma anche alcune specie alloctone ben posizionate possono dare ottimi risultati».
In molte città gli alberi danneggiano e sollevano il manto stradale. Come si interviene in questi casi?
«E' fuori dubbio che la prevenzione intesa come ottima progettazione, realizzazione e scelta delle essenze giuste è alla base di tutto; in caso di situazioni già in essere le amministrazioni pubbliche pensano solo al taglio della pianta come soluzione definitiva del problema. In realtà in molti di questi casi ricostituire i marciapiedi e le strade asfaltate con tecniche che permettano all'apparato radicale di respirare ed espandersi nel modo corretto è possibile. Solo in casi estremi ed in presenza di problematiche fitosanitarie che possono compromettere la stabilità della pianta risulta necessario l'abbattimento».
Può farci un esempio di buona gestione del verde pubblico da parte di un Comune?
«Forse una realtà in Abruzzo da poter seguire è quella del Comune di Francavilla che con un dottore agronomo all'interno dell'organigramma del personale comunale ha puntato, da molti anni, ad una gestione automatizzata dell'irrigazione, ad una attenta valutazione dei progetti del verde da realizzare e a un controllo minuzioso in fase di realizzazione».
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