Teti: la mia pasta con il grano di casa

A Torricella Peligna una piccola azienda produce sei formati di prodotto con il frumento coltivato nei campi di famiglia
TORRICELLA PELIGNA. Terra, grano, acqua. Bastano tre elementi per modellare un sogno. E quello di Fausto Teti, 26 anni, laureato in architettura ambientale era quello di mangiare la “sua” pasta, fatta dal suo grano, dalla sua terra e dall'acqua delle montagne d'Abruzzo. E visto che si sta sognando, si può farlo anche in grande e pensare quindi di poter far assaggiare quella pasta anche ad altre persone, fuori regione e addirittura fuori dall'Italia. Da un annetto il sogno di Fausto sta diventando realtà e si è trasformato in oltre cento quintali di grano che hanno dato origine a 15mila pacchetti di Pasta Teti. «La nostra azienda ha radici lontane quattro generazioni», racconta Fausto, «io sono il più grande degli ultimi discendenti. Fin dai primi del '900 la mia famiglia si è occupata di allevamento di bestiame e coltivazione di grano che da sempre viene venduto ai pastifici. Io mi sono appassionato al fatto di seminare un seme, vederlo crescere per sette-otto mesi, raccoglierlo e portarlo sulle tavole della gente sotto forma di pasta: così, senza altre sofisticazioni o aggiunte». E oltre a questo ha concorso alla concretizzazione dell'idea di Fausto anche un piccolo, ma insistente tarlo: se abbiamo il grano buono, italiano, cullato da una temperatura ideale a 900 metri di altezza sul livello del mare e genuino, perché mischiarlo ad altri cereali e grani di dubbia provenienza? «In Italia generalmente il nostro grano viene snobbato per preferire quello a bassissimo costo» si infervora Fausto «volevo creare una pasta realizzata interamente con grano nostro e macinata nei nostri mulini, trafilata al bronzo e rispettando i tempi giusti». Detto, fatto. L'azienda dei fratelli Giuseppe (il più grande dei due e papà di Fausto) e Tiziano Teti, ha deciso di dare retta al primo dei nipoti e su 250 ettari di terreno nel cuore di Torricella Peligna, c'è stato spazio anche per il sogno di Fausto. E quando si è trattato di assaggiare le prime paste per deciderne la consistenza e il formato, è stata una festa per tutta la famiglia, con le donne a cucinare e a investigare sul grado di tenuta dei vari sughi e gli uomini a prendere nota. E sono nati così i primi sei formati di pasta, con grano coltivato a 900 e uno metri di altezza, lavorato artigianalmente in antichi mulini abruzzesi, a cui è stata aggiunta solo acqua di sorgente. «Si tratta di grano duro nazionale, varietà tipicamente italiana» spiega Fausto «ha un alto valore proteico e la pasta viene inoltre essiccata a bassissima temperatura, in modo da conservarne tutte le proprietà organolettiche. Il colore è scuro perché la farina è semi integrale». A 26 anni Fausto si trova così a maneggiare un sogno. Quindicimila pacchetti di pasta sono un primo test per capire come reagirà il mercato, ma la ventina di punti vendita (alcuni anche fuori Abruzzo e ne sta per arrivare uno a Roma), sembra già qualcosa di molto concreto. Il gradimento sale, così come l'entusiasmo di tutta la famiglia. La pasta Teti costa 2.90 euro a pacchetto. «E' un prezzo che rispetta tutto quello di cui è fatta questa pasta» dice il neo imprenditore che ha deciso di restare in Abruzzo, in un paesino di montagna di 800 anime, rifiutando anche proposte all'estero pur di restare attaccato alla sua azienda di famiglia .«Far costare la pasta 50 centesimi a pacchetto vuol dire che non si sa cosa si sta mangiando: il grano costa 30 centesimi al chilo e per un chilo di pasta ce ne vogliono circa due. Si aggiungono i costi di molinatura, l'essiccazione, l'acqua, le buste e il trasporto, cosa rimane?».
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