Tetti di spesa sanità, in aula il teste d’accusa
Pescara, Pierangeli ha ripercorso la vicenda della «forzata» sottoscrizione del contratto
PESCARA. L'udienza nel processo per i tetti di spesa della sanità privata che vede imputati l’ex governatore d’Abruzzo, Gianni Chiodi e l’ex assessore alla sanità, Lanfranco Venturoni, è andato avanti anche ieri con la deposizione del principale teste d’accusa, l'imprenditore della sanità privata Luigi Pierangeli. È però rispondendo alle domande della parte civile, rappresentata dall'avvocato Tommaso Marchese, che il teste ha fornito elementi utili al collegio in relazione all’accusa di abuso d’ufficio dalla quale devono difendersi i due imputati che hanno peraltro rinunciato alla prescrizione. Pierangeli ha ripercorso la vicenda, in senso cronologico e logico, ricollegando i comportamenti degli imputati agli atti che venivano posti in essere e che rappresentano il fulcro del processo che ruota attorno alla “forzata” sottoscrizione del contratto sui tetti di spesa delle cliniche private nell'anno 2010. Il teste ha posto all’attenzione del collegio la disparità di trattamento che la Regione riservò alle cliniche private rispetto ad esempio al settore della riabilitazione. Una deposizione che l'avvocato Marchese ha così sintetizzato: «E' stato uno dei temi più inquietanti emersi nel dibattimento di oggi, perché proprio negli stessi giorni, per prestazioni di tipologie diverse, ma che avevano problematiche affini alle prestazioni di ricovero, il commissario aveva accettato condizioni e anche termini temporali diversi e molto più favorevoli per la riabilitazione e non solo: meno prescrittivi e stringenti di quelli che sono stati riservati alla sanità privata che erano termini inderogabili entro i quali avrebbero subìto, senza nessun procedimento, il disaccreditamento. E quindi questo ha concretizzato quella violenza e quella minaccia che ha portato a sottoscrivere un contratto che prevedeva condizioni gravissime». A riguardo il teste ha sostenuto «che il termine di sottoscrizione del contratto ci sembrò incongruo e la sua perentorietà ci metteva in difficoltà, ma poi successivamente scoprimmo che nel programma operativo il termine concordato con il ministero era quello del 31 maggio e non del 21 aprile». Il termine del 21 aprile, data in cui la sanità privata fu costretta, secondo quanto sostiene l’accusa, a firmare i contratti dietro il ricatto del mancato pagamento dei crediti maturati (che nulla avevano a che fare con i tetti di spesa del 2010) non venne invece considerato, ad esempio, per la riabilitazione, che ottenne una proroga peraltro disposta con delle semplici lettere per delle presunte criticità che sarebbero state apprese, per le vie brevi, dalla Asl di Teramo: senza dunque quel complesso iter applicato invece per le cliniche private. Il teste Pierangeli ha poi puntualizzato di nuovo la questione del blocco dei pagamenti che scomparve due giorni dopo la firma dei contratti e che strumentalmente veniva giustificato con argomenti diversi tra multe e tariffe contestate. E poi la questione della mancata consegna dei dati, più volte richiesti e sollecitati nel corso delle varie riunioni che si tennero in Regione: dati, riferiti in particolare alla situazione del gruppo Villa Pini, che avrebbero permesso, a detta del teste, di comprendere come si arrivò alla quantificazione di quei tetti di spesa estremamente penalizzanti per alcune strutture private. L'esame della difesa Chiodi si è invece incentrato sulla denuncia presentata da Pierangeli senza offrire al momento elementi significativi che potrebbero arrivare in sede di controesame, che avverrà nel corso della prossima udienza fissata per il 9 maggio.

