Torto (M5S): «Il premierato non rafforza le istituzioni e penalizza la democrazia»

21 Novembre 2023

La deputata del Movimento 5 Stelle: «Mortificherebbe il ruolo del Parlamento e svuoterebbe di significato la figura del Presidente della Repubblica»

Il progetto di riforma costituzionale sul premierato che Giorgia Meloni vuole “vendere” ai cittadini italiani come la soluzione a tutti i problemi, non sta in piedi. Oltre ad essere scritto male, disegna un sistema confuso che non esiste in nessun'altra nazione; un accrocco costituzionale che rischia di stravolgere completamente l'attuale equilibrio, mortificando ancora di più il ruolo del Parlamento e svuotando di significato la figura del capo dello Stato, che verrebbe privato del potere di indicare il Presidente del Consiglio e di sciogliere il Parlamento.
Il Presidente Conte ha già espresso il suo punto di vista in merito a questa riforma, ritenendola, per come è stata presentata, inaccettabile. Io aggiungo che prevedere la possibilità di eleggere direttamente il premier con le preferenze, come racconta Meloni, diventa solo uno specchietto per le allodole se poi i parlamentari – vera espressione del territorio – continuano ad essere eletti con liste bloccate, senza preferenze e scelti dal leader di partito.
La democrazia non si rafforza eleggendo direttamente il premier con le preferenze, bensì restituendo al cittadino la possibilità di scegliere il proprio rappresentante in Parlamento. Questo perché l’indirizzo politico generale di chi va a governare deve rispondere alle esigenze dei territori.
Il meccanismo delle preferenze eviterebbe anche il mercato dei parlamentari che cambiano casacca. Allo stato attuale un parlamentare in cerca di una poltrona a vita può essere facilmente “comprato” e convinto a cambiare forza politica in cambio di una candidatura su un seggio sicuro.
Con il voto di preferenza queste figure in vendita dovranno rispondere al giudizio dei cittadini e quindi diventerà più difficile tradire la forza in cui si è stati eletti.
Ma non è questa l’unica crepa che contraddistingue la proposta di riforma costituzionale delle destre. Sul meccanismo proposto per evitare il c.d. “ribaltone” in nome di una presunta governabilità e stabilità ci sono diversi cortocircuiti. Nell’impianto proposto, l’eventuale secondo premier che subentrerebbe al primo eletto direttamente dai cittadini in caso di sfiducia, sarebbe individuato all’interno della stessa maggioranza e avrebbe la facoltà di cambiare coalizione purché accetti di portare avanti gli impegni programmatici (non vincolanti) assunti in sede elettorale. Non solo: il secondo premier avrebbe più poteri di quello eletto, essendo a lui permesso sciogliere le Camere e di fatto tenere in pugno la maggioranza in primis e anche, a ben vedere, tutto l’arco parlamentare.
A questo si aggiunga il fatto che la legge elettorale a completamento di questa riforma prevede un premio di maggioranza fino al 55% per le liste collegate al premier eletto: facendo quindi un esempio di tre coalizioni che abbiano ottenuto rispettivamente il 27%, il 25%, 23% dei voti, il primo partito grazie a un minimo vantaggio si troverebbe con un premio di maggioranza spropositato, falsando il principio democratico-rappresentativo posto a fondamento del nostro sistema.
Sicuramente è necessaria una riforma. È evidente che il Parlamento ormai è già praticamente ostaggio di questo governo, che ha il record di decreti legge e di voti di fiducia imposti e che vieta anche ai propri parlamentari di maggioranza di presentare emendamenti alla legge di Bilancio. Ma la strada tracciata dalla Meloni è completamente sbagliata. Questa è l’idea di democrazia che ha questo centrodestra? Davvero c'è bisogno di dare al premier ancora più poteri? O è soltanto l’ennesima strategia di questo governo per spostare l’attenzione dai reali problemi del Paese?
*Deputato Cinque Stelle
e membro della
commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione e Politiche dell'Unione Europea
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