Turismo incapace di sognare in grande «È così da sei anni»

30 Luglio 2014

La fotografia impietosa del Cresa su un settore strategico e schiacciato dal campanilismo. Bene solo le associazioni

L’AQUILA. Vizi di fondo, mancanza di infrastrutture, difficoltà a mettersi in rete, zero programmazione, tanto antico campanilismo e, diciamolo pure, incapacità di sognare in grande. Il quadro del turismo in Abruzzo emerso dal nuovo studio del Cresa (il Centro ricerche economico- sociali del sistema camerale regionale), il terzo, a cadenza decennale, pubblicato dal ‘95, è impietoso.

Dagli anni della crisi vera, iniziata nel 2008 e non ancora finita, il modo di fare turismo in Abruzzo non è cambiato di una virgola. Quel che è cambiato (in peggio) è la capacità di appeal dell’offerta verso i turisti. A dimostrarlo sono i dati, presentati dal direttore del Cresa, Francesco Prosperococco, il presidente Lorenzo Santilli, e diversi ospiti istituzionali e del settore che hanno preso parte a una tavola rotonda. La pubblicazione del Cresa si divide in due parti: una sull’andamento del mercato turistico elaborando dati Istat; l’altro è un’indagine svolta tra gennaio e maggio 2013 attraverso un questionario erogato a 216 strutture (ricettive, alberghiere, e stabilimenti balneari) e operatori turistici.

«L’immagine che emerge è di una regione che continua a essere limitata da vizi di fondo che impediscono un vero sviluppo del settore», commenta Santilli, «mancano infrastrutture, mentre non è più possibile avere 21 norme diverse su 21 regioni che provengono dalla Legge quadro nazionale sul Turismo. Legge che ognuno ha tentato di adattare alle proprie idee a livello regionale. Le imprese invece», aggiunge, «negli anni neri della crisi (2008-2010), hanno continuato a investire: il 73% delle imprese sulla costa; il 63 in collina; il 65 in montagna».

Presenze e arrivi, in Abruzzo, crescono in modo drasticamente al di sotto della media nazionale (vedi tabella). Sono le imprese costiere quelle che continuano a registrare i fatturati più sostanziosi.

Dallo studio del Cresa, più che indicazioni, emergono, però, domande. Come quella posta da Prosperococco alla Regione sulla necessità d’istituire un Osservatorio turistico regionale e un Servizio statistico.

In compenso vanno nella giusta direzione le Dmc (Destination management company) e le Pcm (Product management company), approvate dalla Regione nel 2012 con il Piano triennale del turismo, 2010-2013: reti d’imprese, associazioni, con l’obiettivo di creare un sistema competitivo e intersettoriale, orientato alle destinazioni (Dmc) e ai prodotti (Pmc). Sono in tutto 13 le Dmc e una sola la Pmc costituite alla chiusura del progetto. Un numero esiguo rispetto a quanto ci si aspettava, ma che comunque mette in rete migliaia di imprese dalla costa all’entroterra.

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