Un mutuo per lasciare il lavoro Così si può anticipare l’uscita

12 Agosto 2016

Il cosiddetto Ape (Anticipo pensionistico) è la misura su cui il governo punta di più Prevede l’uscita fino a 3 anni prima dei requisiti con prestito rimborsabile a 20 anni

PESCARA. Il cantiere delle pensioni è sempre aperto, anche a Ferragosto. Molte le proposte sul tappeto destinate, in parte, con modifiche o meno, a finire nella legge di Stabilità 2017, cioè nella la vecchia Finanziaria. Il problema centrale è sempre quello dei conti. L'intervento più costoso del pacchetto pensioni è lo scivolo per i lavoratori precoci, quelli che hanno cominciato a lavorare prima dei 18 anni: i primi calcoli sull'impatto oscillano tra 1,2 e 1,8 miliardi a regime.

Di entità non trascurabile anche l'ampliamento della platea a cui riconoscere la quattordicesima. Per raddoppiare i beneficiari servirebbero 800 milioni l'anno. Per l'Ape, l'anticipo pensionistico, la cifra si aggira invece intorno ai 600-700 milioni. Meno pesanti le modifiche sulla no tax area e sulle attività usuranti (vedi le schede nella pagina).

Il provvedimento al quale il governo sembra più affezionato è l’Ape, l’anticipo pensionistico, il meccanismo che permette di andare in pensione a tre anni dal raggiungimento dei requisiti pieni.

Fulcro del provvedimento è il prestito concesso dalla banche tramite l’Inps per coprire i tre anni di pensione anticipata. Prestito che verrà rimborsato in 20 anni con una trattenuta sulla pensione. Come detto, il trattamento è frutto di un finanziamento erogato dall’Inps (l’utente non dovrà rapportarsi con le banche). E’ previsto anche un contratto di assicurazione sul prestito - che copre ad esempio il rischio di decesso del pensionato prima dei 20 anni di ammortamento - senza costi e garanzie reali (esempio sulla casa di proprietà). In questo caso agli eredi non verrebbe richiesto nulla.

Il governo intende lanciare l’Ape per tre anni a carattere sperimentale dal 2017 al 2019. Coinvolgerebbe quindi i nati tra il 1951 e il 1953 nel 2017 (gli over 63), i nati nel 1954 per il 2018, e i nati nel 1955 per il 2019. Si calcola una platea di 30-40mila lavoratori annui, con un costo fra i 500 e i 600 milioni di euro. Ma andiamo nel dettaglio.

Come funziona Ape. Possono scegliere la pensione anticipata Ape in prima applicazione nel 2017, i nati fra il ’51 e il ’53, quindi coloro a cui mancano al massimo tre anni al raggiungimento della pensione di vecchiaia. Dunque lavoratori con almeno 63 anni e 7 mesi (62 anni e 7 mesi per le donne del settore privato) a partire dal 1° gennaio 2017.

Questi lavoratori riceveranno un anticipo della pensione fino al raggiungimento della pensione vera e propria, anticipo che poi restituiranno con rate ventennali tramite decurtazione dell’assegno previdenziale.

Gli interessi del prestito dovrebbero essere a carico dello Stato, almeno per le fasce più svantaggiate (per esempio gli esodati). Sulle percentuali del taglio dell’assegno non c’è ancora certezza: potrebbe essere tra il 2% e il 15% della pensione piena, c’è chi azzarda cifre più ottimistiche tra l’1% e il 7%. Molto dipende dal reddito e dalla motivazione dell’anticipo. Se per esempio un lavoratore chiede la pensione anticipata perché è stato licenziato o perché è un esodato, il taglio sarà inferiore rispetto al lavoratore che decide autonomamente di lasciare il posto di lavoro. Infatti è previsto un sistema di detrazioni fiscali che per i lavoratori più deboli ammorbidisce o azzera la decurtazione dell’assegno.

Certo, il provvedimento, se approvato, entrerà in vigore fra qualche mese, ma, nell’attesa, è bene che chi ha i requisiti cominci a fare un po’ di conti.

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