Una petizione «per salvare il mondo»

Lanciata ad Avezzano l’iniziativa del giurista Ugo Mattei sui beni pubblici. E il manager Galbiati risponde all’appello
AVEZZANO. Il mondo è vicino al baratro con un modello di sviluppo dominato dal capitale che sta «dissanguando» il pianeta, nel nome del massimo profitto. Una tesi sostenuta dal giurista Ugo Mattei, secondo il quale per dare una speranza a figli e nipoti occorre un cambiamento epocale, una presa di coscienza dal basso, in grado di scrivere l’agenda alla politica, proiettando il «bene comune e le giovani generazioni nel codice civile. Mattei, professore di Diritto internazionale e comparato dell’Università della California e di Diritto civile all’Università di Torino, presidente del “comitato Rodotà”, che ha promosso la raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare sui beni pubblici, non ha usato tanti giri di parole sul pericolo che incombe sulle nuove generazioni, se non cambiano le regole del gioco. «I beni comuni», ha affermato all’incontro alla Montessori, organizzato da Libera Marsica e dal comitato Rodotà, con al fianco don Aldo Antonelli e il manager Sergio Galbiati, «non possono più essere mantenuti nella logica della rendita. Se non cambiamo le regole, passando da idee e teorie all’azione concreta, attraverso l’esercizio della democrazia diretta, andiamo verso una catastrofe annunciata di cui nessuno parla. Il futuro è adesso». Un appello accorato affinché in ogni territorio del Bel Paese, «che potrebbe innescare un risveglio globale», cresca la consapevolezza e l’impegno, dando vita a tanti comitati, per un fine preciso: «Raccogliere un milione di firme, entro luglio, per dare forza dirompente alla legge di iniziativa popolare sui beni comuni». Utile anche e, soprattutto, per «dare alla politica, al di là delle bandierine, la forza che non ha rispetto alle potentissime multinazionali», per scrivere regole nuove. L’obiettivo? «Stabilire», come scriveva Stefano Rodotà nel 2012, «un nuovo rapporto tra il mondo delle persone e il mondo dei beni, da tempo sostanzialmente affidato alla logica del mercato, dunque alla mediazione della proprietà pubblica o privata». Occorre, quindi, rovesciare quella vecchia visione del mondo, facendo crescere nella gente comune la consapevolezza che i diritti fondamentali vengono prima del mercato. Per dar più forza al progetto dal basso, il comitato Rodotà punta alla raccolta di una doppia firma e a far nascere una cooperativa di mutuo soccorso. Sfida che vedrà in prima linea Galbiati. «Servono un cambio di passo», ha dichiarato il manager di LFoundry, «e un nuovo modello di sviluppo, per evitare il baratro. L’impatto antropico sul pianeta ha raggiunto livelli insostenibili. La sfida, però, non è locale, ma globale». Galbiati, per dare forza al progetto e alla cooperativa di mutuo soccorso, ha annunciato un benefit di 1 euro ai 1.500 dipendenti, affinché diventino parte attiva.

