Vinitaly 2026: Montepulciano, prova di carattere

La degustazione da Citra e l’eloquio accattivante di Riccardo Cotarella, il guru degli enologi: «Gli abruzzesi si identificano con il carattere del loro vino»
VERONA. Il tono solenne, la postura ieratica, una personalità che trabocca. E il vino, quanto ma soprattutto quale vino! I riflettori sono tutti sul re del “tannino setoso”, il Montepulciano. Siamo dentro la Verticale condotta da Riccardo Cotarella. È un vero personaggio, a metà tra Fabio Capello e Marco Tullio Cicerone, da un lato la competenza, dall’altro l’eloquio. Al centro della suggestiva degustazione due “creature” eccellenti, il Caroso e il Laus vitae – il cui nome richiama l’omonimo poema di Gabriele D’Annunzio – e lo scenario è di quelli di eccezione: la terrazza di Citra, una cooperativa di secondo livello che raggruppa ben 8 cooperative. «Al naso» e ora «in bocca». Con un ritmo liturgico il qualificatissimo enologo scandisce i tempi dell’assaggio. Un mini panino, mangiato a piccoli bocconi, ci serve per attutire gli effetti dell’alcol di due super vini che si lasciano alle spalle anni e anni di fermentazione.
A fare gli onori di casa il presidente di Citra, Sandro Spella, che sottolinea il valore dei prodotti di un consorzio «che rappresenta la principale realtà produttiva abruzzese». Le cantine sociali, che il maestro Cotarella definisce «elefanti che camminano sulle perle, senza romperle» maneggiano un vino come il Montepulciano che «ha la forza di un invecchiamento eterno». Cotarella, che è affiancato dall’enologo di Citra, Davide Diaz, esalta il carattere delle produzioni e delinea con arguzia e realismo la differenza tra vitigni e regioni. «I toscani hanno il Sangiovese, ma non il carattere del loro vino; stessa cosa per i pugliesi con il Primitivo. Gli abruzzesi, invece, quasi in presenza di un procedimento osmotico, si identificano con il carattere del Montepulciano. Quando passa alla degustazione del Laus Vitae, annata 2021, Cotarella si avventura in un’iperbole poetica e sottolinea «la pulizia olfattiva e gustativa che diventa ciliegia sotto spirito, basilico, menta».
E ancora, dimostrando un amore, ormai condiviso, con la nostra terra, parla di «un Montepulciano che fuori dall’Abruzzo, è un’esperienza pietrosa. Qui a Verona sono circondato dal Montepulciano d’Abruzzo. Fare vini in Giappone, per esempio, è come fare mattoni. E poi la chiosa: «Con dispiacere devo fare una degustazione di vino dealcolato, è come darsi una martellata sulle unghie». Più chiaro di così!
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