Belen Rodriguez (foto d'archivio)

ISOLA DI PONZA

La pipì di Belen è privacy: assolta la showgirl assistita da un avvocato di Pescara

Fotografata mentre urina in mare dallo yacht, con lei è stata disposta l'archiviazione per l'ex marito e attuale presentatore tv Stefano De Martino e l'ex fidanzato della sorella Perez Blanco che distrussero gli scatti dei due paparazzi. Leggi la tesi difensiva avvalorata da pm e giudice

PESCARA. La pipì di Belen Rodriguez va tutelata per privacy. Anche se per avere ragione di questo diritto si va a commettere un atto di violenza come la rapina. Si possono sintetizzare così le motivazioni che hanno spinto il giudice per le indagini preliminari di Latina, Giuseppe Molfese, ad archiviare e quindi assolvere la stessa showgirl argentina insieme all'ex marito e attuale presentatore tv Stefano De Martino e a Perez Blanco, all’epoca fidanzato di Cecilia, sorella della showgirl.

La richiesta di archiviazione era stata avanzata dallo stesso pm Carlo Lasperanza, alla luce dei fatti che avvennero al largo dell'isola di Ponza nel 2012. E dietro la sentenza c'è il lavoro di un avvocato pescarese, Andrea Monti, professore di Diritto dell’ordine pubblico dell’Università d’Annunzio Chieti-Pescara, che ha preso e sistenuto la difesa di Belen.

L'avvocato Andrea Monti di Pescara

I tre erano stati rinviati a giudizio per una presunta aggressione a due paparazzi che erano riusciti a fotografare la showgirl mentre dallo yacht si calava il costume e urinava in mare. De Martino e Perez Blanco, che erano con lei e la sorella, si accorsero degli scatti e saltarono a bordo della barca dei due fotografi per chiedere loro indietro le foto. Ne nacque una colluttazione. I due strapparono di mano le macchine fotografiche ai paparazzi. E una volta arrivati in porto, le restituirono dopo aver distrutto le schede digitali contenenti le foto. Questo atteggiamento ha inciso sull'andamento del processo e su di esso ha fatto leva la tesi difensiva.

"Gli articoli 110 e 97 secondo comma della legge 633/1941 costituiscono le principali norme di riferimento laddove sottraggono al possessore dello scatto (ritratto) ogni possibile uso dello stesso quando l'esposizione o la messa in commercio rechi pregiudizio alla reputazione o anche al decoro della persona ritrattata", si legge nella motivazione del pm facendo proprie le tesi difensive, "sicché non v'è dubbio che gli scatti che ci interessano, avendo sorpreso Maria Belen Rodiguez nell'atto di urinare, rientrino in detta tutela. Ciò vale anche tenuto conto della notorietà del personaggio la cui diffusione delle immagini di regola è senz'altro consentita senza bisogno di consenso ma solo se non le rechi pregiudizio alla reputazione e al decoro".

Pertanto, avvalorando la motivazione "sull'indicutibile intenzione degli indagati nel compiere l'azione", è stata fatta cadere l'ipotesi d'accusa di rapina tornando all'imputazione originaria (esercizio arbitrario delle proprie ragione) escludendo l'aggravante dei futili motivi. Ma sulla prima accusa era nel frattempo intervenuta la remissione della querela, per cui tutto il processo è alla fine stato ritenuto improcedibile. La pipì di Belen è salva.

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