emergenza invisibile

Autismo in aumento, lo scoglio delle terapie: «Costi troppo elevati»

29 Marzo 2026

Oltre 700 famiglie allo stremo. Il principale nodo? Le attese. Il grido d’aiuto delle associazioni: «Servono cure e dignità»

L’AQUILA

In un anno nulla è cambiato. Per oltre 700 famiglie abruzzesi che accudiscono un figlio con autismo le risorse non sono diventate nuovi servizi, i progetti si sono fermati a promesse con l’autismo adulto rimasto invisibile, esclusivamente a carico dei genitori. E per tanti nuclei monogenitoriali il peso del futuro diventa ancora più grande.​​​​​​

Alla vigilia della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, attesa per il 2 aprile, in Abruzzo resta aperta la distanza tra bisogni in crescita e risposte che non arrivano.

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Le famiglie continuano a fare i conti con liste d’attesa infinite, costi elevati e servizi insufficienti. Mentre le associazioni tornano a chiedere un cambio di passo concreto. «Dall’ultimo anno siamo stati ascoltati, ma non siamo stati davvero ascoltati», sintetizza Dario Verzulli, portavoce di Autismo Abruzzo. «Siamo stati ascoltati in due audizioni in Commissione vigilanza e una in Commissione sanità e sociale del Consiglio regionale, consegnato documenti, dati, proposte operative. Abbiamo trasformato un disagio diffuso in un problema ufficialmente notificato», sottolinea Verzulli, «oggi la Regione non può più dire di non sapere». Eppure, a quella pressione istituzionale «continua, documentata e pubblica», non sono seguiti atti concreti. «Nessuna decisione, nessun cambiamento. Solo la sensazione di aver perso tempo prezioso che noi, a differenza della burocrazia, non abbiamo». Il nodo centrale resta quello dei numeri, in aumento. Le diagnosi di disturbo dello spettro autistico crescono, ma non per «un’epidemia», bensì per una maggiore capacità di riconoscimento.

Oggi emergono anche molti adulti nello spettro che conducono una vita autonoma, ma resta una quota stabile di persone con autismo severo che necessita di supporti continuativi per tutta la vita. «È da qui che bisogna partire», insiste Verzulli. Il problema è che, mentre aumentano i bisogni, il sistema pubblico non si adegua. Le famiglie sono spesso costrette a pagare di tasca propria terapie fondamentali, con costi che arrivano a 1.000-1.200 euro al mese, per anni. «Non è un servizio aggiuntivo», ribadiscono le associazioni, «è l’unica possibilità concreta di garantire sviluppo e autonomia».

Le criticità denunciate nel 2025 restano tutte sul tavolo. Liste d’attesa troppo lunghe, accesso ai percorsi riabilitativi non uniforme, integrazione insufficiente tra servizi sanitari e sociali. Ma soprattutto l’assenza di risposte per l’età adulta. In Abruzzo, oggi, decine di persone autistiche sono costrette a vivere fuori regione, in strutture residenziali, per mancanza di posti. Nonostante le normative regionali, esiste una sola struttura attiva sul territorio. È stata autorizzata una nuova residenza a Montorio al Vomano, con otto posti letto, ma senza copertura finanziaria. «Un paradosso evidente: il bisogno viene riconosciuto, ma non sostenuto», osserva Verzulli. A complicare il quadro c’è quella che le associazioni definiscono «burofollia». Non più semplice burocrazia, ma un sistema che finisce per cancellare diritti già riconosciuti. Il caso simbolo è quello di Danilo, giovane di Pescara, che dopo aver ottenuto per via giudiziaria l’accesso alle terapie, se le è viste negare dopo un cambio di residenza a Francavilla.

«Non è cambiata la sua condizione clinica», sottolinea Verzulli, «è cambiato solo un confine amministrativo. E questo è bastato a bloccare tutto».

Non è un episodio isolato. Da otto anni Autismo Abruzzo è impegnata nei tribunali per far valere un principio che dovrebbe essere scontato: il diritto alle cure.