BARCELLONA. Un'ondata di violenza a senso unico ha attraversato la Catalogna, nel giorno che doveva essere nelle intenzioni del governo di Barcellona quello di una «gioiosa» celebrazione elettorale. E' stata una giornata da incubo. La polizia spagnola è intervenuta con la forza in centinaia di seggi elettorali per impedire lo svolgimento del referendum di indipendenza catalano. La mossa di Madrid non ha permesso però di impedire il voto, come aveva promesso il premier spagnolo Mariano Rajoy, che aveva dichiarato «illegale» il referendum: la maggior parte degli oltre 6mila seggi, dove erano chiamati al voto 5,3 milioni di catalani, ha potuto aprire.
Migliaia di persone hanno fatto la coda tutto il giorno davanti ai seggi e, anche se la polizia spagnola ha potuto sequestrare molte urne, il «governo» dice alla fine che in 3 milioni si sono mobilitati. E le proiezioni sui primissimi dati mostrano il sì all’indipendenza all’87%. Tanto che il presidente catalano Carles Puigdemont ha potuto affermare: «I cittadini catalani si sono guadagnati il diritto a uno stato indipendente. L’Europa non può voltarsi dall’altra parte». Le cariche degli agenti in tenuta anti-sommossa che hanno usato contro civili riuniti pacificamente a difesa dei seggi manganelli, pallottole di gomma e lacrimogeni, hanno fatto almeno 761 feriti. Le immagini della violenza degli agenti spagnoli, dei volti insanguinati dei civili, di anziani colpiti dai manganelli, hanno fatto il giro del mondo provocando incredulità e condanne. La violenza della reazione spagnola ha sorpreso perfino i dirigenti catalani. «E' una vergogna che accompagnerà per sempre l'immagine dello Stato spagnolo», ha tuonato il presidente catalano Carles Puigdemont. «Dai tempi del franchismo non si vedeva una tale violenza di stato», ha accusato il portavoce del governo Jordi Turull, minacciando di portare Madrid «davanti ai tribunali internazionali». Il governo spagnolo invece ha definito «esemplare» l'operato della polizia in difesa dello stato: il premier Rajoy in tv ha ringraziato «le forze di sicurezza che hanno rispettato il mandato della Giustizia davanti ad un attacco così grave alla nostra legalità», sostenendo che «non si è svolto nessun referendum, è chiaro a tutti» ed aggiungendo che il voto «è stato una sceneggiata degli indipendentisti. La maggioranza della popolazione non ha partecipato e ha rispettato la legge, mettendosi dalla parte della democrazia e della Costituzione». La giornata era iniziata in una calma relativa. Migliaia di cittadini avevano passato la notte nei seggi per evitare fossero chiusi dalla polizia. La polizia catalana dei Mossos d'Esquadra è passata nei seggi, ha steso verbali ma non ha cercato di chiuderli con la forza come ordinava la procura. Alle 9 sono entrati in azione i 10mila agenti spagnoli inviati in Catalogna, in tenuta anti-sommossa. Uno dei primi seggi presi d'assalto è stato quello di San Julia de Rumi, a Girona, dove doveva votare Puigdemont. Decine di agenti della Guardia Civil l’hanno attaccato come se fosse un fortino nemico, sfondato la porta e sono piombati all'interno in cerca delle urne. La stessa scena si è ripetuta in 319 altre sedi deputate al voto. A Barcellona ci sono state numerose cariche, la polizia ha usato contro la folla anche proiettili di gomma. Ci sono stati momenti di tensione fra agenti spagnoli e i Mossos catalani, che hanno cercato di fare da scudo alla popolazione. A Barcellona la Guardia Civil ha anche manganellato diversi pompieri schierati a difesa di un seggio.