Daniel Maldini, una giornata preso a calci. Ma è negativo al test delle droghe

L’attaccante spegne le polemiche con una foto sui social. Il suo procuratore: «Serve essere rispettosi».
E il Cagliari condivide una nota: sarà presente alla ripresa degli allenamenti con tutta la squadra
PESCARA. Prima il gol, il secondo in quattro partite, poi la festa. Infine, l’incidente. Una serata iniziata nel migliore dei modi e poi finita in un “guaio” per Daniel Maldini, attaccante del Cagliari e figlio del celebre Paolo, bandiera del Milan. Nella serata di sabato scorso, il centravanti ha siglato un gol su rigore nella partita contro l’Atalanta, club che ne detiene il cartellino, regalando i tre punti ai sardi. Anche per questo l’allenatore Pisacane aveva scelto di lasciare la serata libera a Maldini che, come potrebbe fare qualsiasi ragazzo – l’attaccante non ha ancora 25 anni – sceglie di tornare nella vicina Milano, città dove è nato, per trascorrere una serata con gli amici di sempre. Ed è qui, da un semplice gesto comune a chiunque, che Maldini, in un secondo, è finito nella più classica delle “macchine del fango”. Il giocatore, alle 5.15 del mattino, è rimasto coinvolto in un incidente. Secondo le prime ricostruzioni, Maldini, al volante di una Porsche e con tre amici a bordo, non avrebbe dato la precedenza a una Golf sulla quale viaggiavano un uomo e una donna.
Dopo lo scontro, la Golf è andata a sbattere contro una terza vettura parcheggiata. Fin qui, nulla di grave, anche perché delle sei persone coinvolte, tra cui proprio Maldini, nessuna è rimasta gravemente ferita. Ciò che è successo dopo è la più classica delle procedure che avvengono in caso di un sinistro: l’arrivo della polizia e i conseguenti rilievi per ricostruire la dinamica. Maldini viene sottoposto al test dell’etilometro, risultando positivo: 0,91 al primo test, 0,89 al secondo. E via con le varie congetture: “Maldini è ubriaco alla guida”o “Maldini è un alcolizzato”. Quando, in realtà, dati alla mano, i parametri fatti registrare dall’attaccante non superano di così tanto i limiti previsti. Il limite consentito per i conducenti standard è 0,0-0,5, mentre da 0,5 in su si entra nell’illecito amministrativo o penale, con la conseguente sospensione della patente. A questo devono essere sommati diversi fattori: il sesso, il peso corporeo, lo stomaco pieno o vuoto e così via. La questione non è quanto o come abbia bevuto: questo è accertato.
Ma definirlo “alcolizzato”, quando il test rivela semplicemente la presenza di alcol nel sangue, risulta una narrazione sbagliata. Ma la macchina del fango non si è fermata all’assunzione di alcol. Il giocatore è stato poi sottoposto al test degli stupefacenti, risultando, da quanto appreso da diverse testate, positivo. E anche qui via: “Maldini è un drogato” o “Maldini è un tossico”. Poi, però, in un comunicato della società sarda si legge: «Il Cagliari Calcio comunica che il calciatore Daniel Maldini è stato sottoposto a controlli tossicologici. Tutti i test effettuati hanno dato esito negativo. Il calciatore sarà regolarmente presente alla ripresa degli allenamenti». Test negativi e Maldini già in campo ad allenarsi. Anche lo stesso giocatore, tramite i suoi profili social, non ci sta e si difende, postando il risultato dei referti negativi e chiudendo sul nascere una polemica già sterile.
In tutta la vicenda una lettura chiara è quella del procuratore del giocatore, Giuseppe Riso, che ha dichiarato: «Nessuno mette in dubbio che Daniel abbia fatto una leggerezza» – questo è innegabile – «ma ci sono c…te e c…te. Bisogna stare attenti a quello che si dice. Serve essere più rispettosi». Il senso è chiaro: a 24 anni si commettono degli errori, ma far passare una persona per quello che non è è intollerabile. In Sardegna Daniel sembra aver ritrovato sul campo quella spensieratezza che non aveva avuto nelle ultime esperienze. La vita di un calciatore è sempre sotto i riflettori e, dopo il gol all’Atalanta, la cronaca ha fatto irruzione nella sua favola sportiva. Il polverone mediatico creato attorno alla vicenda appare ingiustificato nei confronti di un ragazzo che vuole far parlare di sé solo in campo. E in un momento in cui, in Italia, c’è carenza di talento e la ricerca di nuovi campioni è sempre più frenetica, bisognerebbe evitare di crocifiggerlo. Perché dietro al calciatore c’è sempre un semplice 24enne. E sarebbe meglio remare tutti nella stessa direzione.
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