Nuovo colpo alla rivolta dei tir. Il governo verso la precettazione

Meloni: «No alle intimidazioni». Varati aiuti da 105 milioni. Corteo a Napoli: delusi dalle misure
PESCARA
Dopo il pugno duro con 1.339 identificati, 71 denunce e 242 sanzioni amministrative, il governo mette sul tavolo anche la precettazione degli autotrasportatori. Non c’è ancora un provvedimento ad hoc, ma l’ulteriore strumento viene evocato per far cessare i blocchi; mentre il Consiglio dei ministri approva un decreto legge d’urgenza da circa 175 milioni di euro per trasporti, agricoltura e pesca. La linea dura prosegue, quindi, insieme agli aiuti: «Il governo ascolta chi manifesta pacificamente», dice Giorgia Meloni, ma «i blocchi vanno rimossi».
«BASTA SCIOPERI»
La premier distingue le rivendicazioni dalle intimidazioni: «In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade e non si fermano lì. Minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi. Questa non è protesta, è intimidazione, e l’intimidazione non la tolleriamo». Per garantire la circolazione delle merci, assicura, saranno utilizzati tutti gli strumenti previsti dalla legge, comprese le norme del decreto sicurezza sul blocco stradale. È il seguito della stretta annunciata mercoledì dal Viminale, con la poggia di identificazioni, denunce e sanzioni. A indicare il possibile passo successivo è il viceministro salviniano ai Trasporti, Edoardo Rixi: «Abbiamo messo le risorse e se questo non basta dovremmo procedere, anche per far smobilitare, con altri strumenti come la precettazione». Una scelta che definisce tra le ultime da mettere in campo, aggiungendo: «Non è che possiamo pensare che a Napoli dobbiamo avere i supermercati vuoti a vita». Anche il Garante degli scioperi esprime preoccupazione: il protrarsi dei blocchi, in violazione delle regole di settore, configura secondo la Commissione un «pericolo grave e imminente» per i diritti dei cittadini, dalla salute alla libera circolazione.
Il decreto legge approvato ieri d’urgenza in Cdm destina all’autotrasporto circa 105 milioni aggiuntivi. Di questi: 45,2 rafforzano il credito d’imposta sul gasolio acquistato tra marzo e agosto; altri 60 milioni coprono le spese dal primo settembre al 5 ottobre. Il ministro Rixi annuncia che le erogazioni sono partite proprio mercoledì: entro la prossima settimana le prime duemila imprese avranno il credito nel cassetto fiscale. Fino ad agosto le aziende interessate sono 32mila e a novembre è prevista l’apertura di un’altra finestra. Il provvedimento interviene anche sulla liquidità dei piccoli trasportatori. Prevede la possibilità di sospendere fino al 31 marzo 2027 i canoni di leasing dei veicoli in scadenza tra novembre e marzo: le rate vengono rinviate, non cancellate. E introduce il cosiddetto metodo spagnolo, estendendo anche ai contratti non scritti la possibilità di addebitare in fattura l’aumento del costo del gasolio, ripartendone il peso tra trasportatore e committente. «Ai tanti piccolini, tanti padroncini con due, tre o quattro mezzi veniamo incontro», rivendica Matteo Salvini. Il problema riguarda chi ha camion vecchi, esclusi dal credito d’imposta. All’agricoltura vanno 60 milioni: un contributo a fondo perduto sul 20% dei costi del carburante acquistato dal primo settembre al 5 ottobre, fino a 45 centesimi al litro. Francesco Lollobrigida assicura che le risorse arriveranno «in brevissimo tempo attraverso Agea». Per la pesca sono previsti 10 milioni, con un contributo pari al 10% della spesa sostenuta dal primo giugno al 15 ottobre. Nel testo entra anche il rinvio dal primo dicembre al primo gennaio 2027 del contributo doganale sulle spedizioni di modico valore, la cosiddetta «tassa sui minipacchi».
LO STATO DELLA CRISI
Intanto la pressione sulle strade diminuisce, senza un ritorno uniforme alla normalità. In Sicilia anche l’Aias (Associazione imprese autotrasportatori siciliani) ha sospeso il fermo dopo le rassicurazioni ricevute in prefettura sulla partecipazione ai tavoli nazionali. A Gela, però, alcuni autotrasportatori hanno annunciato di voler restare al presidio. In Calabria la maggior parte dei blocchi è stata rimossa e a Reggio i manifestanti hanno accettato di ridimensionarli garantendo il passaggio dei mezzi. Migliora la situazione anche in Basilicata e Molise, dove persistono però difficoltà nei rifornimenti. La Campania resta il punto più critico. A Napoli un corteo lento di tir è partito da via Argine, dove la protesta ostacola l’uscita delle autocisterne, ha raggiunto il porto ed è tornato indietro. Tra i camionisti c’è chi si dice deluso dagli aiuti. Sull’A30, l’uscita di Nocera-Pagani è rimasta chiusa per gran parte della giornata; in serata restava un presidio. Le autostrade sono perlopiù libere, ma diversi caselli restano sorvegliati dai manifestanti. In Puglia, a Lucera, alcuni annunciano che terranno i mezzi fermi a casa. Le conseguenze superano i confini dei presidi: un volo easyJet Bari-Londra fa scalo a Parigi per rifornirsi, mentre i tir del fornitore di carburante restano bloccati in Campania. Sulla costa adriatica si fermano anche armatori e marineria (vedi le pagine 4 e 5). E mentre le associazioni di categoria si dividono sul decreto, sindacati e consumatori chiedono alla politica risposte sui tempi degli aiuti, sulle difficoltà di raggiungere i luoghi di lavoro e sul rischio di nuovi rincari.

