intervista

Camplone, dopo la paura la rinascita: «Mi sento un miracolato»

22 Ottobre 2026

«Non ricordo quei momenti, mi sono svegliato ed ero in ospedale Ora sto bene, sono rimasto sospeso una ventina di minuti fra la vita

e la morte».

«Lo sfogo di Buscè? Posso pensare che era ancora in trance

agonistica»

PESCARA

Perugia-Pescara è la sua partita per eccellenza. Andrea Camplone, il 60enne allenatore pescarese appena ripresosi da un arresto cardiaco, non vede l'ora di godersi in tv la gara tra i suoi due amori di vita calcistica. In biancazzurro ci ha giocato per ben 9 stagioni, dalla trafila nelle giovanili fino alla seconda promozione in serie A del 1992 sotto la guida del suo mentore Giovanni Galeone, quando lasciò l'Abruzzo per trasferirsi al Grifo non senza polemiche insieme ai compagni di fascia destra Michele Gelsi e Rocco Pagano. In Umbria ha vissuto 7 anni intensissimi: 4 da calciatore, con un doppio salto dalla C1 alla serie A, e 3 da tecnico, con una promozione in B e i play off centrati nelle altre occasioni.

Camplone, cominciamo dalle sue condizioni di salute: come sta?

«Mi sento un miracolato, quasi un resuscitato per come è andata».

Cosa ricorda di quel venerdì 11 settembre quando si è sentito male?

«Non ricordo esattamente quei momenti del malore ma soltanto che stavo giocando a padel».

E poi?

«Poi il vuoto, e mi sono risvegliato in ospedale», racconta Camplone che prima dell'intervento dei sanitari chiamati per l'occasione ha ricevuto le cure immediate di un suo amico in campo con lui, che di professione fa l’infermiere, rivelatesi decisive ai fini della guarigione.

Ora come sta?

«Adesso mi sento discretamente bene ma c'è un percorso da seguire e, piano piano, sto cercando di tornare alla normalità del quotidiano. Ringrazio tutto il personale medico che mi ha assistito e mi scuso con quelli che si sono preoccupati per me. Anzi, prometto che non accadrà più una cosa del genere. In passato avevo avuto dei problemi legati al cuore ma mai a questo livello. Per fortuna è andata bene, anche perchè mi hanno detto che sono rimasto sospeso una ventina di minuti fra la vita e la morte».

Passando al calcio, domani sera c’è Perugia-Pescara: per chi è più importante questa partita?

«Per entrambe le squadre. Nessuna delle due ha cominciato bene la stagione ma ora sembrano in ripresa. Lo Spezia sta facendo un campionato a parte, così come il Cittadella nel girone A. Ma tutte le altre favorite in generale non hanno ancora ingranato la marcia, del resto il campionato è lungo e basta un filotto di vittorie per scalare la classifica verso l'alto. Le promozioni in categoria superiore si possono ottenere anche attraverso i play off».

Come giudica la rosa del Pescara?

«Direi buona, forse manca un centrocampista con altre caratteristiche rispetto a quelle attuali ma nel complesso nessuno si può lamentare. Anche l'organico del Perugia è di prima qualità, del resto il presidente Alessandro Gaucci è un ambizioso come lo era il padre Luciano e vuole sempre veder vincere le proprie squadre».

Se la sente di giudicare il suo collega Buscè per le dichiarazioni infuocate nel post gara con l’Ostiamare?

«Non ho visto l'intervista e non lo voglio difendere a tutti i costi, ma posso pensare che in quel momento era ancora in trance agonistica e, dopo la vittoria, si sia voluto sfogare un po' con tutti. È anche vero, però, che il cammino della squadra finora è stato piuttosto deludente».

Per quale motivo, a prescindere dai risultati, questo Pescara non gioca bene?

«Secondo il mio punto di vista, la squadra non riesce a esprimere tutto il suo potenziale e poi ha delle amnesie difensive che costano care in termini di punti. Ma questo senza fare paragoni con la mia concezione del calcio e la filosofia di gioco che sono completamente diverse: le mie squadre hanno sempre proposto un calcio offensivo, specialmente all'inizio della stagione quando non si guarda la classifica, in cui bisogna segnare una rete in più degli avversari».

A Perugia ha lasciato ottimi ricordi dopo aver lanciato diversi calciatore, come un certo Matteo Politano nel 2013.

«È una piazza un po' come Pescara, dove vieni apprezzato se hai delle idee fuori dal comune ma che vive di nostalgia del passato».

Un pronostico per domani sera?

«Mi auguro tanti gol, poi va a finire che termina 0-0 senza neanche un tiro in porta. Staremo a vedere, sono molto curioso».

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