22 ottobre

Oggi, ma nel 1966, a New York, l'album “The Supremes a’ go-go”, del trio statunitense The Supremes, formato da Florence Ballard, Diana Ross e Mary Wilson, tutte e tre di Detroit di 23, 22 e 22 anni, pubblicato il 25 agosto precedente dall’etichetta discografica di Los Angeles Motown fondata da Barry Gordy, era il primo 33 giri di un gruppo tutto femminile ad ottenere la vetta della classifica dei dischi più venduti negli States stilata dalla rivista settimanale “Billboard” come Billboard hot 100. Addirittura, in quel frangente, gli addetti ai lavori dell'industria del vinile ipotizzeranno la concreta possibilità che le tre reginette (nella foto, particolare, proprio nel ’66) del Doo-wop - sottogenere del Rhythm and blues sorto a partire dagli anni ’40 nelle comunità afroamericane degli Usa - potessero dare filo da torcere ai britannici Beatles come popolarità a livello planetario.
Due dei loro successi “You can’t hurry love” e “You keep me hanging on” verranno incisi anche nella lingua di Dante Alighieri per il mercato tricolore, rispettivamente come “L’amore verrà” e “Se il filo spezzerai”, e verranno poi inseriti nella raccolta “Motown around the world” dell'87. Nonostante l’incalzare degli anni, i vari cambi d’assetto della formazione, il crescente primeggiare della Ross, la sostituzione della Ballard con Cindy Birdsong nel sodalizio, l’anno successivo, il 1967, da parte del già citato Gordy, tra le esibizioni nel Belpaese rimarranno negli annali della musica leggera internazionale le due tenute a Milano, l’8 e 9 gennaio 1968, già come Diana Ross & The Supremes. Con tanto di registrazione per il piccolo schermo per le trasmissioni “Settevoci”, condotta da Pippo Baudo, e “Qui ci vuole un uomo”, con Walter Chiari, Iva Zanicchi e Gino Bramieri entrambe sul Programma nazionale dell’emittente di Stato. E per l’occasione l’agenzia di Tullio Farabola realizzerà anche il servizio fotografico alle tre stelle, Ross, Birdsong e Wilson, col Duomo come cornice.
