Papà linciato dai baby bulli mentre difendeva le figlie

L’uomo, originario di Rosello, è stato anche investito da un camion dei rifiuti
PESCARA
Non è la solita storia di “maranza” e “baby gang”. Non lo è per il contesto – uno dei quartieri più benestanti di Napoli – né per gli aggressori: quasi tutti minorenni, sì, ma anche figli di buone famiglie. La violenza non è una prerogativa delle periferie. Sabato sera, al Vomero, cuore della Napoli bene, un gruppo di bulli, almeno dieci, ha picchiato selvaggiamente Roberto Turchi, un papà di 50 anni originario del minuscolo borgo abruzzese di Rosello, reo di aver difeso le sue due figlie da un’aggressione. L’uomo, attualmente ricoverato all’ospedale Cardarelli di Napoli, è stato pestato dal branco e spinto in strada, finendo con la gamba sotto un mezzo della nettezza urbana. Il camion gli è passato sopra, lacerandogli i muscoli dell’arto. L’uomo ha rischiato di dover subire l’amputazione della gamba, ma i medici sono riusciti a evitare l’intervento. I carabinieri, coordinati dalla procura minorile di Napoli, avrebbero identificato otto dei dieci baby aggressori. Anche grazie al video pubblicato sui social dal deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli che immortala l’intera sequenza: la rissa, il passaggio del camion, la fuga dei ragazzini, le urla di chi assiste impietrito alla scena.
Piazza Vanvitelli è uno dei luoghi simbolo della movida del Vomero. È un sabato come tanti altri: centinaia di ragazzi si sono dati appuntamento qui per vivere insieme la notte. In questa folla ci sono anche le due figlie di Roberto, di 14 e 16 anni, insieme a una loro cuginetta. Tutto scorre normalmente finché non arrivano due ragazze, che aggrediscono le sorelle. Ce l’hanno soprattutto con la più grande, con cui una delle due avrebbe una disputa amorosa per un coetaneo. Improvvisamente spunta un ragazzo in scooter: tira i capelli alla 16enne che finisce per sbattere la testa. Si fa male. Violenza in pillole che dura appena qualche minuto.
La cuginetta chiama, in lacrime, il padre delle due sorelle e gli racconta l’accaduto. Lui arriva e insieme alle figlie cerca il ragazzo che ha tirato i capelli della maggiore. Lo trova, iniziano a discutere. I toni si alzano e scatta la rabbia del branco: gli altri minorenni del gruppo lo accerchiano e cominciano a picchiarlo. Le immagini pubblicate sui social sono scioccanti: volano calci e pugni, anche dopo che l’uomo finisce a terra. Cade nel momento in cui sta passando il camion dei rifiuti. L’autista non lo vede – dal video sembra non accorgersi di nulla – e finisce per passare sopra la gamba dell’uomo. Scoppia il panico. Chi assiste alla scena sono soprattutto minorenni. Cominciano a urlare, sono terrorizzati. Gli aggressori fuggono.
«Io ho visto a terra lui e il camion che gli schiaccia l’arto», racconta la moglie Imma Totano, che aveva deciso di accompagnare il marito a recuperare le proprie figli. «Non potevo credere ai miei occhi. Quando mi sono avvicinata a lui ero sotto choc e ricordo di aver detto: “Dio mio che ti hanno combinato”, perché vedevo un lago di sangue e persino i muscoli della sua gamba completamente lacerati». Inizialmente l’adrenalina ha fatto il suo. «Dopo le mie parole, lui mi ha spiegato di essersi reso conto di tutto, anche del camion che lo ha investito, ma credeva di essere in grado di rialzarsi e, infatti, è la prima cosa che ha cercato di fare. Ovviamente», aggiunge, «non riusciva a stare in piedi. Quindi si è guardato la gamba e anche lui si è reso conto della gravità della situazione. A quel punto è andato in choc». Adesso la donna ha presentato denuncia per le percosse date alla figlia sedicenne. La ragazza infatti è stata ricoverata al Fatebenefratelli e, secondo quanto riferito dalla famiglia, ha riportato lesioni al collo e dovrà portare un collare per un mese. La famiglia ha denunciato un’altra «decina» di persone per l’aggressione al marito, «riconosciuti sulla scorta dei filmati che abbiamo visto», spiega la moglie. Gli aggressori identificati con certezza dai militari dell’Arma sono otto: ragazzi figli di professionisti, figli della borghesia. Capaci però di esprimere una violenza furibonda.
Le condizioni di Roberto Turchi sono in miglioramento. Dopo il ricovero in terapia intensiva e una reazione avversa agli antibiotici, al momento si trova nel reparto di chirurgia d’urgenza, ma potrebbe essere trasferito nelle prossime ore. Insomma, rimane lo spavento, la paura e una gamba che si spera possa tornare a camminare, ma il peggio sembra passato. Anche a Rosello hanno potuto tirare un sospiro di sollievo dopo ore di apprensione. La notizia è arrivata nel piccolo borgo ieri mattina, scatenando subito dando il via a una lunga serie di telefonate. In un borgo di 160 abitanti ci si conosce tutti. E i Turchi qui hanno radici antiche qui. I nonni di Roberto hanno vissuto tutta la vita a Rosello, e anche Guido, suo papà, è cresciuto qui prima di trasferirsi a Napoli poco più che ventenne. Inseguiva il sogno di diventare cuoco. Per tanti anni hanno avuto anche un noto ristorante, sempre nella zona del Vomero, successivamente venduto. I legami con Rosello però sono sempre molto forti: qui vive ancora una sorella del padre e alcuni cugini. Soprattutto, l’estate in paese è un appuntamento fisso per i Turchi.
La casa si riconosce subito: c’è una grande bandiera di Maradona appesa alla finestra. «Le estati le passava qui, insieme ai suoi parenti», racconta Alessio Monaco, sindaco di Rosello: «Noi lo chiamavamo “il piccolo Maradona” perché era tifosissimo del Napoli. A Roberto, alle sue amate figlie e alla famiglia la profonda vicinanza di tutta la comunità di Rosello per i tragici e violenti episodi che li hanno riguardati sabato notte a Napoli. Una pagina triste di cronaca», prosegue Monaco, «che ci lascia sgomenti e che colpisce al cuore tutto il nostro paese. Di fronte a tanta ingiustificabile violenza sentiamo ancora di più il dovere e il desiderio di far sentire il calore delle proprie radici a chi sta attraversando un momento così difficile. Rosello vi aspetta e vi abbraccia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

