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14 ottobre

14 Ottobre 2026

Oggi, ma nel 1905, a Corleone, in provincia di Palermo, in contrada San Marco, sicari di Cosa nostra assassinavano, con due colpi di lupara, Luciano Nicoletti, di 54 anni, contadino originario del confinante abitato di Prizzi ed esponente socialista locale, legato al movimento di rivendicazione dei diritti bracciantili dei Fasci siciliani, dell’8 settembre 1892, nonché tra gli agitatori che, l’1 settembre 1893, avevano manifestato per il rispetto dei “Patti di Corleone”. Ossia quegli accordi che verranno ritenuti dagli storici essere stati il primo modello di contratto collettivo stilato nel Belpaese "capitalista" volti all’ottenimento delle affittanze collettive necessarie ad assicurare un fazzoletto di terra anche ai coltivatori versanti nelle condizioni più svantaggiate.

Proprio il suo darsi da fare per tutelare i diritti dello strato sociale più basso aveva condannato a morte Nicoletti poiché aveva infastidito i gabellotti mafiosi del circondario. Il malcapitato era figlio di Emanuele Nicoletti e di Maria Collura. Aveva sposato Caterina Guagliardo dalla quale aveva avuto cinque figli. Il 23 e il 24 aprile dell’anno precedente, il 1904, diecimila contadini s’erano radunati proprio a Corleone per il Congresso regionale delle leghe di categoria dei vari centri dell’isola. Adunanza avvenuta sotto l’egida di Bernardino Verro (sindacalista e primo sindaco del Psi di Corleone che verrà accoppato proprio da sgherri mafiosi, il 3 novembre 1915). Ma anche col placet di Filippo Lo Vetere, di Santa Caterina Villarmosa, in quel di Caltanissetta, e di Giacomo Montalto, di Trapani, d’ispirazione maggiormente repubblicana all’interno del partito con il simbolo del garofano.

L’omicidio rimarrà senza un colpevole (e tantomeno un mandante) assicurato alla giustizia. Anche perché verrà considerato come delitto maturato tra le beghe di partito più che come vendetta sorta tra gli attriti tra padroni collusi con i malavitosi e gli agrari ridotti a nutrirsi di soli fichi d'india per sopravvivere. Col tempo la vittima (nella foto, particolare) diverrà un vero e proprio “martire laico”. Simbolo della lotta contro l’oppressione atavica della criminalità organizzata, ancora di stampo ottocentesco, verso i poveracci costretti a zappare terre, il più delle volte altrui, per tirare a campare. Tutta la vicenda verrà rievocata anche nelle 206 pagine del volume di Gabriella Scolaro che sarà intitolato “Il movimento antimafia siciliano. Dai fasci dei lavoratori all’omicidio di Carmelo Battaglia [del 24 marzo 1966, nda]”, che sarà pubblicato alla casa editrice statunitense Lulu, di Bob Young, con sede a Raleigh, in Carolina del nord, nel 2007.