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13 ottobre

13 Ottobre 2026

Oggi, ma nel 1892, a San Jose, sul monte Hamilton, nell’Osservatorio “James Lick”, in California, a 1283 metri sul livello del mare, l’astronomo Edward Emerson Barnard di Nashville, di 35 anni, svelava al mondo l’esistenza della cometa periodica del sistema solare Barnard 3 o anche D/1892 T1, appartenente alla famiglia delle gioviane. Era la prima ad essere individuata tramite l'ausilio della fotografia. Verrà riscoperta, il 7 ottobre 2008, grazie alle nuove tecnologie digitali, mediante telescopio "Bernhard Schmidt" di 0,68 metri dell’Osservatorio "Henry Steward", a Tucscon, sul monte Lemmon, a quota 792, in Arizona, dall’astronomo italiano Andrea Boattini, di 39. Quest'ultimo, fiorentino, con laurea dell'università Alma mater di Bologna del '96 e dottorato di Tor Vergata di Roma del 2007, aveva all’attivo anche l’individuazione di asteroidi.

Faceva parte del programma Catalina sky survey del Lunar and planetary laboratory dell’ateneo arizonese. Era stato, tra l’altro, vincitore della prima edizione del premio “Meteorite d’oro” del Comune di Secinaro, per la sezione comete, nel 2005, assegnatogli il 27 agosto 2006. Riconoscimento legato al Cratere del Sirente, situato a 13 chilometri dal centro della Valle Subequana, verosimilmente generato dal meteorite di 10 metri di diametro precipitato ipoteticamente nel V secolo dopo Cristo. La Barnard 3 verrà rinominata 206 P Barnard-Boattini e così sarà indicata anche nelle immagini di studio (nella foto, particolare, lo scatto del 21 ottobre 2008 del giornalista viennese Michael Jäger). Sfuggirà nei precedenti 20 passaggi al perielio a causa della sua debolezza rispetto al giorno della prima apparizione, data nella quale presumibilmente si trovava in fase di “outburst”. Ossia d’improvviso aumento della luminosità dovuto al rilascio inatteso e brusco di gas e polveri da parte del nucleo.