12 ottobre

Oggi, ma nel 1986, a Piancarani, frazione di Campli, in provincia di Teramo, alle 2 di notte, Gabriele Capoferri, di 37 anni, commerciante di materiale per l’edilizia, trovava la moglie Maria Luisa Di Giacopo, di 35, titolare di un negozio di articoli sanitari nella frazione Sant’Onofrio, in una pozza di sangue causata da un colpo di pistola 38 special. Nell’abitazione c’erano anche i figli Gianni, di 5 anni, e Alberto, di 10. Ci saranno due processi con Capoferri che da testimone diverrà imputato. La fine di Maria Luisa, infatti, inizialmente considerata come presunto suicidio, verrà presa in considerazione anche come ipotetico omicidio. Perché il test del guanto di paraffina effettuato sul cadavere non rileverà tracce di polvere da sparo.
Del fattaccio se ne occuperà anche la decima puntata di dodici della quinta stagione della trasmissione televisiva ideata da Lio Beghin, ritenuto l’inventore della tv-realtà, e destinata a diventare di culto “Telefono giallo”, intitolata “Un mistero in fondo alla scala” del 19 febbraio 1991. Alla realizzazione dell’episodio del programma, in onda il martedì, su Rai 3, condotto da Corrado Augias, parteciperà Roberto Almonti, di 28 anni, capo della redazione teramana del “Centro” dal 1989 (e ricoprirà quel ruolo fino al ‘96), sia nella ricostruzione giornalistica che come super esperto in studio (nella foto, particolare, da un frame tratto da Raiplay). E tra gli ospiti sarà presente anche lo psicanalista Massimo Ammaniti.
Nella famiglia della malcapitata c’erano difficoltà economiche e la casa era stata sottoposta a pignoramento mobiliare per situazione pre-fallimentare della ditta di Capoferri. Maria Luisa aveva confessato di aver avuto una scappatella extraconiugale, come verrà ribadito nell’episodio di “Un giorno in pretura” del 5 febbraio 1990 sul terzo canale dell’emittente di Stato. Verrà rinvenuto nella macchina di Maria Luisa un biglietto attribuito a lei, ma in realtà scritto da Alberto, presumibilmente per scagionare il padre, con sopra riportato: «Scusami, mi sono sparata, ma dovevo farlo».
