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11 ottobre

11 Ottobre 2026

Oggi, ma nel 1943, a Intra, frazione di Verbania, il banchiere Ettore Ovazza, torinese di 51 anni, erede della condotta Levi Fubini poi divenuta Vitta Ovazza, fascista della prima ora ed ebreo della comunità torinese, la moglie Nella Sacerdote e la figlia Elena Ovazza, di 15, venivano trucidati a colpi di pistola dai militari del battaglione del secondo reggimento della prima divisione Panzer SS “Leibstandarte SS Adolf Hitler” di stanza sulla sponda occidentale del lago Maggiore e i corpi venivano bruciati nella caldaia della cantina della scuola elementare femminile usata come quartier generale dai nazisti.

L’altro figlio della coppia, Riccardo Ovazza, di 20, aveva avuto analoga sorte due giorni prima, il 9 ottobre, dopo essere stato arrestato alla stazione ferroviaria di Domodossola ed essere stato costretto a rivelare il nascondiglio della famiglia nell’Hotel Lyskamm di Gressoney-Saint-Jean in Valle d’Aosta. Gli Ovazza (nella foto, particolare, Ettore e la consorte), prima della mattanza e d’essere depredati di gioielli per il valore di 6 milioni di lire del tempo, erano in procinto di riparare nel Canton Vallese in Svizzera. Verosimilmente il responsabile del quadruplice omicidio era l’Obersturmführer, ovvero primo tenente, Gottfried Meir, austriaco di Pörtschach am Wörther See, che nonostante i vari processi, sia al cospetto del tribunale militare del capoluogo piemontese che a Graz, non finirà in prigione.

Ettore Ovazza, esponente del Partito nazionale fascista fino al 1938 e forte di rapporti personali con Benito Mussolini, era stato il fondatore della rivista “La nostra bandiera”, sorta nel 1934, che s’era occupata e s’occupava di fascistizzare la comunità ebraica tricolore, estirpando gli oppositori del regime, i sionisti, i tiepidi verso l’appartenenza littoria. Il giornalista e scrittore Alain Elkann, padre di John, Lapo e Ginevra Elkann, era il nipote di Ettore Ovazza, in quanto figlio di Carla Ovazza. Farà riferimento allo zio nel romanzo “Piazza Carignano”, che sarà pubblicato dalla casa editrice milanese Mondadori nel 1985. Tutta la vicenda verrà rievocata nel saggio di Vincenzo Pinto “L'ebreo fascistissimo. Il fascismo estetico e sentimentale di Ettore Ovazza (1892-1943)”, nella rivista “Nuova storia contemporanea”, anno XV, numero 5, del 2011, alle pagine 51-72.