Tir, il pugno duro del governo: denunce per fermare la protesta

Scaffali vuoti e fabbriche ferme. Meloni convoca il Cdm. I sindaci del Sud: «Rischio paralisi»
PESCARA
Il governo di Giorgia Meloni risponde alla rivolta degli autotrasportatori con 1.339 identificati, 71 denunciati e 242 sanzioni amministrative. Mentre la protesta contro il disastroso caro carburante continua a fermare merci e produzioni, il Viminale avvia controlli a tappeto e scorta i camion: 500 solo in Campania. Subito dopo arriva l’annuncio di un Consiglio dei ministri convocato dalla premier per interventi su autotrasporto e agricoltura, con all’ordine del giorno un decreto legge «per tradurre rapidamente gli impegni assunti in misure concrete» – riferiscono fonti di Palazzo Chigi. Una reazione a due facce, tra pugno duro e la promessa di aiuti. È accaduto tutto ieri in poche ore, in risposta a una crisi potenzialmente feroce che dai piazzali raggiunge supermercati, fabbriche e servizi essenziali.
La stretta arriva nel clima già segnato dai disordini di Milano e dall’invio di altri 500 militari nel capoluogo lombardo. Sul fronte dei trasporti, però, all’origine della mobilitazione restano i costi denunciati come insostenibili da chi lavora sui camion. Una sofferenza che si trasferisce lungo tutta la filiera, fino alla popolazione: i produttori non riescono a spedire, i negozi a rifornirsi, le famiglie a trovare alcuni generi di prima necessità.
I primi segnali della linea dura erano arrivati durante il question time di ieri alla Camera. «Impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive», aveva avvertito il ministro delle Imprese Adolfo Urso, annunciando, di fatto, le identificazioni per rimuovere i presidi. Urso aveva poi ricordato che sono le stesse associazioni degli autotrasportatori a chiedere lo sgombero dopo gli impegni assunti nell’incontro con Matteo Salvini il giorno prima. Ancora più duro, e apertamente polemico, Francesco Lollobrigida. Il ministro dell’Agricoltura aveva definito i blocchi «ingiustificabili» e invitato a guardare i curriculum dei leader della protesta e «qualche casellario giudiziario», evocando possibili «infiltrazioni criminali». Poco dopo si viene a sapere che Viminale ha un confronto serale con prefetti e questori anche per vigilare su eventuali infiltrazioni criminali. Nel Casertano si parla di pneumatici tagliati ai camionisti intenzionati a ripartire. E vengono rimossi alcuni presidi autostradali, mentre altri resistono nelle aree industriali e interportuali.
Sul fronte degli aiuti al settore, il viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, annuncia che i fondi per gli autotrasportatori «vengono erogati da oggi (ieri per chi legge, ndc), poi ci sarà un decreto legge». Misura che, con tutta probabilità, verrà valutata oggi in Cdm. Ma la riapertura del dialogo non basta a ricomporre la protesta. Almeno in Sicilia, dove proseguono i blocchi dell’Aias (Associazione imprese autotrasportatori siciliani). In Calabria, invece, la Fedralog annuncia in tarda serata la sospensione della mobilitazione. «Una decisione sofferta ma meditata», dicono, in attesa del confronto atteso con Salvini martedì 27. Data considerata però troppo lontana dai sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, i quali chiedono di anticipare l’incontro, temendo città «paralizzate e sommerse dai rifiuti».
Le conseguenze sono giù evidenti. In Campania, Puglia e Calabria mancano sugli scaffali carne, frutta, latte fresco e acqua minerale. Confesercenti segnala difficoltà di approvvigionamento alimentare per quattro aziende meridionali su dieci; la grande ristorazione denuncia chiusure per assenza di forniture. Restano senza carburante per gli aerei gli scali di Crotone e Reggio Calabria. Il consorzio della mozzarella di bufala campana Dop teme il blocco produttivo; Legacoop Agroalimentari quantifica in circa 30 milioni i danni al kiwi giallo in soli cinque giorni. Nei giorni scorsi la carenza di semola aveva costretto Garofalo a fermarsi e La Molisana ad annunciare un taglio della produzione, avendo esaurite le scorte.
Accanto ai camion ci sono i trattori, schierati ieri dagli agricoltori davanti al Consiglio regionale abruzzese, all’Aquila (vedi le pagine 4 e 5). A Battipaglia un’azienda regala l’insalata che non riesce a vendere. Lo stesso Lollobrigida avverte che la distribuzione, senza merci dal Sud, finirà per cercarle all’estero. In Abruzzo la crisi aveva già svuotato i banchi dell’ortofrutta ad Atessa, Lanciano, Ortona, Pescara e L’Aquila, con avvisi ai clienti sulle mancate consegne. E minaccia Stellantis (vedi l’articolo accanto). A rischiare sono anche le imprese che quelle merci le trasportano. In Molise emerge il paradosso della crisi: a Termoli il pescato non riesce a partire per gli altri mercati e riempie i banchi locali, mentre i compratori scarseggiano. «Adesso il pesce qui costa meno della verdura», racconta Gaetano all’Ansa al mercato di San Timoteo: con cinque euro si acquistano scampi, gamberi e cicale, mentre la stessa cifra non basta per analoghe quantità di ortaggi. L’abbondanza non risolve il problema delle vendite: «Non ci sono soldi». Pasquale, agricoltore a Campomarino, resiste con la filiera corta, ma vede restringersi la spesa delle famiglie: mezzo chilo d’uva, due cipolle, due patate. «Non si arriva più a fine mese».
A Campobasso, intanto, tir e trattori sono entrati in corteo da Porta Napoli. E sulla costa si aggiunge la mobilitazione delle marinerie e degli armatori, attesa oggi nei porti.

