Il Papa ai giovani: «Hanno chiamato "mamma" una bomba, mi sono vergognato»

All'incontro con le Scuole della pace Bergoglio invita anche a «ricostruire il patto educativo tra scuola e famiglia»
VATICANO. «Mi sono vergognato del nome di una bomba, l'hanno chiamata "la madre di tutte le bombe", ma guarda, la mamma dà la vita e questa dà la morte, e diciamo "mamma" a quell'apparecchio, che cosa sta succedendo?». Così il Papa rispondendo ai ragazzi delle "Scuole della pace". «Quello che hai detto è vero - ha aggiunto - siamo in guerra, queste cose succedono, ma anche ci sono tante cose buone, nascoste, gente che spende la sua vita a servizio degli altri, dobbiamo denunciare queste cose brutte perché il mondo vada avanti per la strada che fanno vedere questa gente, che è nascosta in questo momento, ho risposto o vuoi qualcosa di più». Papa Bergoglio rispondendo alle domande dei ragazzi delle "Scuole della pace" non ha specificato a quale bomba si riferisse, ma sembra evidente che pensasse alla Moab, la bomba sganciata lo scorso 13 aprile dagli Stati Uniti in Afganistan. Al termine dell'udienza il Papa ha salutato tra gli altri il ministro della Istruzione Valeria Fedeli, abbracciandola, e il sottosegretario all'Istruzione, Vito Di Filippo.
Per parlare del "patto educativo" che scuola e famiglie dovrebbero tornare a stringere per la crescita dei giovani, Papa Francesco ha utilizzato un esempio personale. Alle elementari Bergoglio rispose male alla maestra e la madre lo punì: lo ha raccontato lo stesso Papa rispondendo alle domande dei ragazzi delle "Scuole della pace", parlando del patto educativo tra famiglia, scuola e società e spiegando che «oggi tante volte i genitori difendono i figli e non gli educatori». «Parlo di una cosa che ho vissuto nella mia patria - ha detto - quando andavo a scuola il maestro scriveva una nota, poi a casa ci rimproveravano. Vi dirò un aneddoto: ero in quarta elementare, cioè nove anni, e ho detto una cosa brutta alla maestra, la maestra ha scritto sul quaderno alla mia mamma, perché ha pensato "se questo a nove anni è capace dirmi quello che mi ha detto, cosa farà a venti?". Il giorno dopo è venuta la mamma, la maestra ci ha lasciato da fare degli esercizi e dopo sono stato chiamato, e la mamma davanti alla maestra mi ha rimproverato e mi ha detto di chiedere perdono alla maestra, ho chiesto perdono, la maestra mi ha dato un bacio, e sono tornato in classe, io un po' vincitore, "non è stato tanto brutta", ma questo era il primo atto, secondo atto è accaduto quando sono tornato a casa» (fa gesto delle botte, suscitando anche un applauso). «Cosa voglio dire? Voglio dire che c'era un patto educativo famiglia-scuola, mentre oggi tante volte, se nella scuola il professore o la professoressa rimprovera l'alunno, sono i genitori a venire il giorno dopo a rimproverare il maestro e la maestra per questa "aggressione a mio figlio"».

