13 SETTEMBRE

13 Settembre 2026

Oggi, ma nel 1982, a Roma, veniva approvata la legge 13 settembre 1982 numero 646, detta "Rognoni-La Torre", che introduceva per la prima volta nel Belpaese strumenti giuridici utilizzabili per contrastare la criminalità organizzata e in particolare quella di stampo mafioso, come l’articolo 416 bis del codice penale, e la possibilità di sequestrare e confiscare i beni accumulati illecitamente dai clan e di riutilizzare tale patrimonio per finalità sociali. Modalità, quest'ultima, che verrà sviluppata con la successiva legge 7 marzo 1996 numero 109. I fautori della 646 erano Virginio Rognoni, ministro dell’Interno in carica dal 13 giugno 1978, e Pio La Torre (nella foto, particolare), onorevole comunista dal 25 maggio 1972 e segretario del Pci siciliano. Il "compagno Pio" era stato assassinato, da Antonino "Nino" Madonia e da Giuseppe "Lucchiseddu" Lucchese, sicari di Cosa nostra, su mandato dei boss Salvatore "Totò" Riina e Bernardo "Binnu" Provenzano, il 30 aprile precedente, a Palermo. Era stato fatto fuori insieme all’autista e uomo di scorta Rosario Di Salvo. L’ex sindacalista di Baida aveva presentato alla Camera dei deputati la proposta di legge 1581 il 31 marzo 1981. Sia l’omicidio La Torre che l’uccisione del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo, sempre su impulso della cupola mafiosa, verranno ritenuti dalla magistratura come volti a scoraggiare o quantomeno a ritardare l’entrata in vigore dei provvedimenti normativi di contrasto alla criminalità organizzata. Inclusa l’istituzione, da parte del secondo governo presieduto da Giovanni Spadolini, dell’Alto commissariato per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa, risalente al 6 settembre di quel 1982. Entità, che rimarrà in vita fino all’1 gennaio 1993, che vantava quale primo alto commissario Emanuele De Francesco, alla testa della Prefettura del capoluogo siciliano e già capo del Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica.