27 MARZO

Oggi, ma nel 1941, a Cheren, in Eritrea, si chiudeva lo scontro armato tra le truppe italiane e quelle britanniche con la sconfitta del IV battaglione coloniale Pietro Toselli, composto per lo più da ascari, capeggiato dal tenente colonnello Sila “Siro” Persichelli, originario di Montereale, in provincia dell’Aquila, classe 1890, ufficiale proveniente dai Granatieri di Sardegna dal 1915.
Persichelli, che era già convalescente per ferite riportate in precedenti scontri, meritava la medaglia d’oro al valor militare, proprio per il suo inflessibile atteggiamento a Cheren. Massimo riconoscimento che si aggiungeva alle quattro d’argento e alle due di bronzo già ricevute e alla croce di cavaliere dell’Ordine militare di Savoia.
Ferito ripetutamente e non più in grado di reggersi sulle proprie gambe, Persichelli (nella foto, particolare, da una cartolina di grande formato, dedicata al generale di corpo d'armata abruzzese, della serie "Onoriamo gli eroi italiani d'Africa", del 1967, su bozzetto precedente dell'illustratore Giuseppe "Bepi" Fabiano) si faceva aiutare da altri due militari per continuare a tenere uniti i combattenti, posti sotto il suo comando, dopo la morte, del 17 marzo precedente, del più alto in grado, il generale Orlando Lorenzini, avvenuta proprio a Cheren, dove le ostilità erano cominciate il 2 febbraio.
Il comportamento di Persichelli, che agonizzante si era rifiutato di cedere la direzione della resistenza contro le forze del Commonwealth, guidate dal generale William Platt, per tenere alto il morale dei suoi uomini, evitava lo sbandamento dell’esercito tricolore e consentiva agli armati la resa con onore davanti agli inglesi.
Il 21 marzo, sempre a Cheren, era stato ucciso il tenente Gioacchino Di Marzio, di Spoltore, in quel di Pescara, del 1913, inquadrato proprio nel IV battaglione Toselli. Il 31 dicembre 1947 Di Marzio verrà insignito della medaglia del metallo più prezioso, sempre al valor militare, alla memoria, dal capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola. Era l’ultimo di nove fratelli Dino, Attilio, Saverio, Vittorio, Ottavio, Bruno, Italo e Torquato, tutti militari. La disfatta di Cheren, nel contesto della seconda guerra mondiale, segnava uno dei punti nevralgici dell’avvio del disfacimento del giovane impero d’oltremare voluto dal fascismo.
Sarà lo stesso Persichelli a raccontare parte dell’accaduto, nel volume intitolato “Eroismo eritreo nella storia d'Italia”, che verrà pubblicato dall’editore Gastaldi, di Milano, nel 1955. Persichelli, che aveva iniziato la sua carriera come sergente maggiore del 50° fanteria, arruolatosi volontario nella guerra italo-turca del 1911, era stato promosso tre volte per meriti di guerra. Verrà considerato uno dei tattici più importanti del Belpaese, operativo nel teatro dell’Africa orientale tra il 1936 e il 1941.
