8 agosto

Oggi, ma nel 1971 a Como, nel quartiere Monte Olimpino, al pian terreno del civico 9 di via Fratelli Bronzetti, all’1.15, Silvestro Brigliadori, di 75 anni, pensionato, colpiva con un colpo di sgabello in faccia, Giovanni Ottolini, di 79, anche lui in pensione, che poi moriva per arresto cardiaco, verosimilmente causato dallo spavento, perché aveva il volume del televisore eccessivamente alto. Il malcapitato, ex agente assicurativo, originario di Busto Arsizio, era ospite del nipote per qualche giorno. Ma al momento dell’omicidio era solo in casa. Aveva problemi di udito e più volte aveva tenuto anche la radio a volume elevato.
L’assassino, che non conosceva Ottolini, picchiava talmente pesantemente da spezzare lo sgabello e sfigurare la vittima (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese “Stampa sera”, del 9 agosto 1971). Ma l’autopsia, che verrà effettuata nell’ospedale Sant’Anna, confermerà che il trauma cranico non fosse così importante da causare il decesso. Il fatto di sangue destava enorme clamore mediatico soprattutto per la futilità del movente. Prima di agire Brigliadori, nativo di Ferrara, aveva provato ad avvisare il vicino reputato sordo sbattendo ripetutamente quella che poi è diventata l’arma del delitto contro la parete divisoria tra il suo appartamento e quello di Guido Gallarani. Ma non aveva ottenuto risposta.
Poi era andato a suonare con insistenza al campanello. Quando Ottolini è andato ad aprire, credendo fosse la figlia di ritorno dal cinema, è stato assalito. Brigliadori ha staccato i cavi elettrici e spezzato l’antenna dell'apparecchio tv. Ma il vero e proprio scontro, quello con la sgabellata, s’è consumato in seconda battuta. Quando Brigliadori era uscito per portare il cagnolino a fare pipì, facendo rumore, Ottolini s’era alzato dal letto ed era andato a protestare nell’alloggio accanto. E in quel frangente l’affronto si è rivelato letale. Infine, in preda ad evidente stato d’alterazione, l’improvvisato killer chiamava il 113. Ma verrà portato via dalla Croce rossa anche lui e condotto nell’ospedale psichiatrico cittadino. Solo il giorno successivo, il 9 agosto, tornato più ragionevole e dichiarato sano di mente, verrà trasferito nel centrale carcere di San Donnino.
