Famiglia nel bosco: una vicenda radicalizzata e il mondo visto al rovescio

Fuori dalle aule del tribunale c'è una domanda che in realtà è predominante: i bimbi oggi come stanno?
PALMOLI. In questa complicata storia della famiglia del bosco la narrazione assume contorni ogni giorno più controversi. Sembra quasi di assistere a un cinico gioco delle parti, che spinge sempre più verso una radicalizzazione della vicenda. Qui non siamo di fronte a una contesa tra i genitori per l'affidamento di un figlio, non c'è un disagio legato alla incomunicabilità familiare tra marito e moglie. Forse, zigzagando tra codici, articoli e commi, richiamando le normative e destreggiandosi abilmente nella stesura delle ordinanze, si sta drammaticamente sottovalutando un aspetto che al di fuori delle aule di tribunale in realtà è dominante: i bambini stanno meglio o peggio di prima? Qui parliamo di una famiglia che viveva borderline?
Sicuramente sì, come del resto tutte le famiglie neorurali che preferiscono i boschi ai centri commerciali. È una colpa grave? No di certo, ma se anche non fossero rispettate in pieno le leggi, può essere accettabile separare con un taglio netto tre figli minorenni dai loro genitori? Catherine probabilmente non sarà mai in corsa per il titolo di mamma dell'anno, il suo carattere può far registrare punte di nervosismo e di scarsa aderenza alle indicazioni di assistenti sociali e giudici. Ma qualche volta i tutori della legge hanno provato a leggere questa storia indossando gli abiti genitoriali di questa donna? Hanno provato a capire cosa significa vedersi sottrarre dall'oggi al domani tre figli con cui viveva praticamente in simbiosi?
Farla passare come un problema per i suoi ragazzi, che addirittura subirebbero la sua presenza, equivale a cancellare il suo ruolo, legittimo, e a vedere il mondo al rovescio. Immedesimazione o radicalità. Se il Tribunale per i minorenni usando aderenza legislativa, onestà intellettuale e un briciolo di comprensione, saprà cogliere fino in fondo la differenza tra questi due vocaboli, forse non tutto sarà perduto. Il sorriso di un bambino, così come il suo pianto, la voglia di giocare unita a quella talvolta di isolarsi non sono l'atteggiamento di quel momento, ma vanno scavate a fondo. Senza regali, ma senza pregiudizi. Per il bene di tutti, ma soprattutto dei piccoli.
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