È ai domiciliari ma va al battesimo

28 Agosto 2016

Vasto, arrestato dai carabinieri: non era a casa al termine del permesso per la cerimonia del nipote

VASTO. Lino Croce resta in carcere. I giudici del Tribunale del riesame hanno rigettato la richiesta del difensore, l’avvocato Fiorenzo Cieri. L’uomo non potrà più godere dei benefici che gli erano stati concessi. Croce, condannato a 10 anni di reclusione perché ritenuto una delle figure più importanti dell’associazione di stampo camorristico sgominata a febbraio 2014 dalla Dda nel corso dell’operazione “Adriatico”, a seguito delle rivelazioni del collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino, era tornato in cella due mesi fa per non essere rientrato a casa al termine del permesso concesso dai giudici. Condannato il 22 marzo, grazie al difensore, dopo un periodo trascorso in una comunità per motivi di salute, aveva ottenuto i domiciliari. A giugno ha chiesto e ottenuto di poter partecipare al battesimo del nipotino. Allo scadere del permesso non è stato trovato a casa dai carabinieri. Cieri ha cercato di spiegare che il ritardo era dovuto all’impossibilità di deambulare per colpa di una ingessatura, ma il Riesame non ha accolto il ricorso e ha disposto la permanenza in carcere dell’uomo. Stando al racconto del collaboratore di giustizia, Croce nel 2004 avrebbe accompagnato Cozzolino ad un agguato armato e a novembre 2005 avrebbe danneggiato l’abitazione di una donna esplodendo colpi di pistola. Nel dossier di 400 pagine dell’operazione Adriatico ci sono diversi capitoli che lo riguardano e raccontano episodi sconcertanti attraverso le rivelazioni del pentito. Su 62 imputati, giudicati ad aprile, 25 hanno riportato condanne per un totale di 299 anni di carcere. Tra questi, Lino Croce insieme a Giovanni Silvestro, Rodolphe Pinto, Rodrigo Mariano Lalla e Loredana Cozzolino, sono stati condannati per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso e due, Rosario Di Bello e Marco Mango, per concorso esterno in associazione mafiosa. Sedici le condanne per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. A tutti i 25 imputati è stata inoltre comminata la pena accessoria di interdizione perpetua dai pubblici uffici. La sentenza è stata emessa dopo 38 udienze e, come sottolineato dal presidente del tribunale Bruno Giangiacomo, ha costituito un “unicum” non solo per Vasto ma per l’intero Abruzzo come primo procedimento con sentenza per 416 bis. Le motivazioni della sentenza saranno rese note a fine settembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA