È in fin di vita dopo un pugno in fronte

Gli negano una sigaretta, urla “sporco fascista” e colpisce un giovane al volto. L’aggredito si difende ma gli frattura la testa
CHIETI. «Non volevo tirargli un pugno. Mi sono difeso. Lui mi ha colpito per primo». In tre frasi di E.D’O, 23 anni di Chieti, è racchiuso il dramma di Simone Daita, 52 anni, anch’egli di Chieti, che lotta contro la morte in un letto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara. Il giovane teatino che, per difendersi, dopo essere stato raggiunto da un pugno, a sua volta lo ha colpito alla fronte, facendolo cadere di spalle sotto i portici di piazza Vico, è stato denunciato per lesioni personali gravi. Daita, operato nel tardo pomeriggio per una doppia frattura cranica, alla fronte e alla nuca, è in coma farmacologico. Ma i medici dicono che, se ce la farà, rimarrà con danni permanenti. Le sue condizioni sono disperate. L’indagine è seguita in prima persona dal questore Felice La Gala.
Dal racconto di cinque testimoni che, nella notte tra sabato e domenica, erano davanti al bar Bon Bon di piazza Vico, e soprattutto dalle dichiarazioni rese in tre ore d’interrogatorio dal giovane denunciato, che è difeso dall’avvocato Emiliano Palucci, la squadra mobile ha ricostruito ogni attimo del dramma. Sono le 23,40 di sabato quando Simone Daita arriva in piazza. I testimoni lo descrivono ubriaco. Subito dopo il suo arrivo, Daita avrebbe urlato verso un altro giovane teatino, A.B., la frase: «Sporco fascista ti sparo in bocca». Così compare negli atti della ricostruzione del fatto. Tra i due sarebbe sorto un diverbio, lo stesso A.B. lo conferma all’uscita della questura quando racconta la sua versione che la polizia ritiene credibile. Alla base del diverbio ci sarebbe stato un motivo futile: la richiesta di una sigaretta da parte di Daita al ragazzo apostrofato con la frase “sporco fascista...”. Che però fuma la sigaretta elettronica. «Mi ha minacciato di morte», afferma A.B., «ma non ho reagito». E’ in quel momento che in piazza, dove c’erano una trentina di giovani, arriva anche E.D’O. che prende l’amico e lo porta all’interno del bar, per una consumazione, sperando di non ritrovare Daita all’uscita. «Siamo rimasti nel locale per 4-5 minuti e poi siamo usciti con i bicchieri in mano», ha verbalizzato E.D’O. davanti all’ispettore capo Fabrizio Purgatorio e l’assistente capo, Alessandro Di Michelangelo, della seconda sezione della mobile. All’uscita del bar, però, i due ragazzi incontrando di nuovo Daita che li aspetta. Sono gli attimi cruciali del dramma quelli che si consumano da questo momento in poi. E.D’O. racconta di essere stato aggredito dal 52enne: «Ha caricato il destro e mi ha colpito, facendomi sbattere contro la saracinesca abbassata del negozio di ottica». Il suo giovane amico, sentito separatamente in questura, conferma: «Non ho visto il primo pugno ma sono stato richiamato del rumore dell’urto contro la serranda abbassata». E.D’O. si ricompone, ma vede che l’altro sta per sferrargli un secondo pugno. »Non volevo colpirlo, mi sono difeso, lui mi ha colpito prima», è la frase che spinge il pubblico ministero, Giuseppe Falasca a ipotizzare per ora le lesioni personali gravi, e non il tentato omicidio. Reato che poteva anche diventare “eccesso colposo di legittima difesa” proprio per la dinamica dei fatti, confermata per ora da altri cinque testimoni, quattro sentiti, tra ieri mattina e il pomeriggio, dalla Mobile, coordinata dal vice questore Francesco Costantini, e uno dalla Squadra Volante che, per prima, dopo la telefonata di richiesta di soccorsi fatta dalla titolare del bar, è arrivata sul posto. Ma subito dopo il pugno, E.D’O. si è allontanato, anche se di poche decine di metri, fino all’altezza dei Tempietti romani. Da lì, secondo il suo racconto, sarebbe però tornato indietro, in piazza Vico, dove, in un clima di spavento collettivo, stava operando il personale medico del 118 giunto con l’ambulanza. «Sì, mi sono allontano, ho avuto paura, ma poi sono subito tornato indietro per vedere come stava...», ha affermato il giovane denunciato che, intorno alle 3 di notte, si è quindi recato in ospedale per farsi refertare la ferita per il pugno subìto. Ma al pronto soccorso, E.D’O. ha appreso delle condizioni gravissime in cui versava Daita, trasferito nella notte allo Spirito Santo di Pescara. L’epilogo del dramma si consuma tra l’alba e le 8,20 di ieri. Alle 5,20, E. D’O. si presenta in questura per dire alla polizia quanto era accaduto poche ore prima e per farsi identificare mettendosi a disposizione dell’autorità giudiziaria. Quindi torna a casa. Ma la squadra mobile era già sulle sue tracce. Alle 8,20 viene prelevato, portato in questura e interrogato per ore alla presenza dell’avvocato. Le sue dichiarazioni vengono incrociate con quelle degli altri testimoni, in particolare con il racconto di A.B.
Il 23enne viene ritenuto attendibile. Per ora è solo denunciato a piede libero. Speriamo che Daita ce la faccia e che tutto resti così.

