A Chieti si affilano le armi: è già sfida per le comunali

13 Marzo 2024

Il centrodestra sogna la spallata, Ferrara chiede ai suoi un patto di fine consiliatura

CHIETI. Chiusa una partita se ne apre un’altra. Ed ecco che a Chieti archiviate le elezioni regionali si spiana il campo per una competizione che si preannuncia accesa già all’indomani del voto del 10 marzo. Il prossimo anno, i teatini sono chiamati alle urne per il rinnovo dell’amministrazione comunale. I partiti di centrodestra e centrosinistra hanno già iniziato ad affilare le armi davanti alla prossima sfida politica. Con 11.455 voti, il 10 marzo i teatini hanno preferito il centrodestra che ha staccato, però, di 421 voti la coalizione opposta (11.034). Il primo partito a Chieti è Fratelli d’Italia (18,98%), seguito subito dopo dal Pd con il 18,11%. Un “soffio” di 179 voti che rinsalda la convinzione dei partiti dei centrodestra di soppiantare il governo cittadino di centrosinistra. Una maggioranza che, mentre mastica delusione, punta a rialzarsi per non lasciare il timone della città davanti a un’opposizione che punta diritta verso un solo obiettivo: vincere in Comune stringendo la mano della “Regione amica”. E da questo risultato la macchina amministrativa, guidata dal sindaco Diego Ferrara (Pd), riparte stando attenta agli attacchi degli avversari decisi a sottrarre la prestigiosa poltrona. Un posto che per dieci anni il centrodestra ha già assaporato con la riconferma per due consiliature di Umberto Di Primio.
ferrarA SerrA i ranghi«È evidente che la frammentazione delle candidature non ha giovato», è il primo commento del sindaco Ferrara dopo le regionali, «a Chieti è accaduto sia nel centrosinistra che nella destra ed è la causa, secondo il mio parere, della mancata espressione di un consigliere regionale. Non è accaduto al centrosinistra, che partiva già svantaggiato, ma non è successo nemmeno con il centrodestra che aveva governato e poteva contare su una maggiore forza. Questa è una mancanza da colmare». L’amministrazione è però decisa a tirare diritto. «Spero che da un evento per me e la mia amministrazione negativo», continua Ferrara, «scaturirà una visione rinnovata e positiva di alleanza politica all’interno dell’organismo di giunta. Ora occorre un forte patto di fine consiliatura su alcuni punti fondamentali e irrinunciabili da portare a compimento con la massima determinazione». Tra questi ci sono i progetti Pnrr, la difesa delle politiche sociali, l’ampliamento della visione culturale della città e il potenziamento delle strutture sportive.
niente RICORSO suL BILANCIOLa donna più votata il 10 marzo dai teatini, con 1.358 voti su 3.253 di tutta la provincia, è stata la consigliera Carla Di Biase, all’opposizione in Comune con FdI. I voti ottenuti non sono stati sufficienti per ottenere un posto in Emiciclo, ma i consensi le danno solidità. Di Biase non le ha mai mandate a dire e in aula ha sempre fatto muro contro muro: la pregiudiziale che voleva ostacolare l’approvazione del bilancio senza debiti porta la sua firma. È per questo che alcuni mesi fa ha annunciato, con il coordinatore provinciale Fabio Tumini, un ricorso al Tar per chiedere lo scioglimento del consiglio comunale. Un passo che, dopo le regionali, «è sfumato», dice Di Biase, «non c’è stata la volontà da parte di tutta l’opposizione; convinti della nostra posizione aspettiamo la risposta del ministero».
«CAMPO LARGO? non funziona»Il campo largo presentato dal candidato presidente Luciano D’Amico non ha funzionato. E su questo Di Biase ne ritrova esempio nell’attuale coalizione di centrosinistra. «I cittadini pensavano di trovare in Ferrara una soluzione per la città, ora hanno capito che il suo campo largo non funziona», continua Di Biase, «e questo si trasforma in un problema di gestione amministrativa della città. Chieti è la dimostrazione perfetta che il campo largo non funziona».
il centroDESTRa ci credeLa vittoria di Marco Marsilio fa ben sperare il centrodestra per il Comune. Questo pensano all’unisono Di Biase e il consigliere della Lega Mario Colantonio, che in città ha ottenuto 1.371 voti su 2.216. «Ora puntiamo a una nuova opposizione comunale che costituisca un centrodestra forte per governare la città nel 2025», taglia corto Di Biase. Uguale l’intento del partito Salvini che a Chieti ha ricevuto 1.901 consensi. «L’amministrazione non reggerà altri 18 mesi», dice Colantonio, «siamo pronti a fare rinascere un’amministrazione solida, con un chiaro allineamento politico e con un dialogo con una Regione amica». Con l’ambizione di entrare in Emiciclo, Colantonio è comunque soddisfatto del risultato: «A volte si vincono le guerre e non una battaglia».
i delusi della maggioranza Tutti e quattro per la prima volta si sono voluti confrontare con la partita del 10 marzo. Due gli assessori in giunta che si sono candidati e due i consiglieri. Manuel Pantalone, eletto alle comunali con 442 voti, alle regionali ha ottenuto 656 consensi a Chieti su 1.010. «È stata una campagna elettorale in cui abbiamo intercettato i bisogni dei territori e le loro esigenze», dice Pantalone, «sicuramente un bagaglio di esperienze utile per lavorare ancora meglio in Comune». Quanto al risultato elettorale, «è stato limitato», aggiunge Pantalone, «dalle tante candidature che ci sono state a Chieti». Tra i dem il più votato dai teatini è stato il presidente del Consiglio comunale Luigi Febo con 1.034 su 1.972. Duro il boccone del resto dei candidati che non sono rientrati. «Per la prima volta ho avuto una performance deludente», scrive sui social l’assessore Chiara Zappalorto che ha ottenuto 687 voti su 1.727, «esperienza nuova, da non ripetere in futuro, ma tengo strette a me le oltre 1.700 persone che mi hanno sostenuta, in un abbraccio politico virtuale». Rimane più o meno sugli stessi voti delle scorse amministrative (70) la consigliera Barbara Di Roberto (Azione) che ha totalizzato 86 voti su 148.
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