A giudizio per la lite fatale con il fratello

1 Giugno 2018

Castiglione. Donato Tatangelo accusato di omicidio preterintenzionale nella morte del familiare Mario

CASTIGLIONE MESSER MARINO. Omicidio preterintenzionale pluriaggravato. È il reato del quale dovrà rispondere in tribunale il prossimo 19 luglio, Donato Tatangelo, 60 anni, di Castiglione Messer Marino. A conclusione delle indagini preliminari sulla morte del fratello Mario, la magistratura vastese ha deciso per il rinvio a giudizio del familiare. Secondo l’accusa l’imputato, il 22 febbraio 2015, nel corso di una discussione con il fratello Mario nel locale “Up and down”, in corso Torino, a Castiglione Messer Marino, avrebbe colpito il congiunto con due violenti pugni al volto, provocandone la caduta a terra. Mario Tatangelo morì 8 mesi dopo. Contro l’imputato 5 familiari si sono costituiti parte civile. A rappresentarli sarà l’avvocato Antonella Franceschelli. Gli avvocati che difendono l’imputato, Giovanni e Antonello Cerella, contestano l’accusa. I due legali sostengono che la caduta che provocò il ferimento e la morte di Mario Tatangelo non fu causata da Donato Tatangelo. «In aula dimostreremo l’assoluta estraneità ai fatti del nostro assistito», affermano.
Mario Tatangelo dopo l’incidente fu curato e dimesso. Dal giorno dell’incidente alla morte trascorsero otto mesi. «Non è stato dimostrato che la sua morte fu una conseguenza di ciò che accadde il 22 febbraio 2015», insiste l’avvocato Giovanni Cerella. È tuttavia innegabile che la posizione del fratello è molto delicata. Il sessantenne ha sempre smentito di avere toccato il fratello.
Un ruolo importante in aula lo avranno i testimoni che il giorno del litigio assistettero alla scena. La lite fra i due avvenne alle 8,30 di una domenica. I due uomini erano entrati nel bar sorridendo e scherzando. Dopo qualche minuto iniziarono a discutere. Pare che Mario Tatangelo, sposato e padre di tre figli, si rivolse al fratello in modo duro. Gli animi si accesero. All’improvviso Mario cadde per terra, dopo aver urtato violentemente la testa contro il bancone del bar. Secondo la Procura la vittima ricevette due pugni sul viso. Ma l’accusato nega. «Il mio assistito non colpì il fratello», insiste l’avvocato Antonello Cerella. I carabinieri della locale stazione avrebbero, però, appurato una versione diversa. E per questo Donato fu denunciato in un primo momento per lesioni aggravate. La Procura richiese anche i risultati della Tac, che rivelarono la causa dell’emorragia ed esistono alcune dichiarazioni fatte dalla stessa vittima prima di morire. (p.c.)
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