«A Guardiagrele i servizi sono sempre meno»

L’opposizione di centrosinistra sollecita il sindaco: intervenga con forza per l’assistenza ai cittadini
GUARDIAGRELE. Il gruppo consiliare di minoranza Guardiagrele il bene in comune scende in campo, ancora una volta, per puntare il dito contro i tanti debiti della sanità locale, accompagnati dalla mancanza di servizi. Il gruppo di minoranza guidato dall’ex sindaco Simone Dal Pozzo chiede le dimissioni dell’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì e del direttore generale della Asl Thomas Schael. La lista civica di centrosinistra sollecitando inoltre «un deciso intervento del sindaco Donatello Di Prinzio. Nel nostro territorio il livello della sanità, non è stato mai cosi basso. Vi sono false liste di attesa», accusa Guardiagrele il bene in comune, «solo per far quadrare i conti coi tavoli ministeriali e la diagnostica è facile solo nel privato e per chi ha soldi. I debiti poi in un anno sono raddoppiati a tal punto che la Asl è diventata maglia nera in Abruzzo, come certificato dalla Corte dei conti».
Il gruppo di centrosinistra ricorda anche che gli investimenti Pnrr sono al palo, e che dei 600mila euro destinati a Guardiagrele nemmeno un centesimo è stato ancora preso: «Ci sono tagli su tagli per far quadrare i conti, con il distretto di Guardiagrele praticamente senza nuovi servizi e prestazioni intermittenti o sospese, come quelle di fisioterapia, il tutto mentre la Regione regala contribuiti per prendere voti».
Guardiagrele il bene in comune evidenzia poi che il Punto di primo intervento è continuamente a rischio di chiusura notturna, e lamenta che «ci sono apparecchiature da riparare, come quelle del centro raccolta sangue e prestazioni interrotte come la radiologia e la tac, perché le macchine non sono in funzione. Il comitato ristretto dei sindaci che dovrebbe controllare l’operato del direttore generale», osserva il gruppo, «diventa il ring di scontro interno della destra. Eppure, solo qualche mese fa, in campagna elettorale ci hanno promesso addirittura di riattivare i posti letto ospedalieri. La realtà è un’altra e con l’autonomia differenziata si può solo andare peggio».
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