Aborto in casa, il bimbo è nato già morto

I genitori indagati per omicidio ma l’esito dell’autopsia li scagiona, forse la droga assunta dalla madre ha causato il decesso
CHIETI . È nato morto il bimbo che una 26enne ha partorito martedì scorso in un’abitazione di Francavilla per poi chiedere soccorso al 118. Ma per capire perché sia deceduto quel feto di 8 mesi di gestazione, maschio, di circa due chili, ci sarà bisogno di altri esami: il sospetto è che la morte potrebbe essere legata alle sostanze stupefacenti assunte dalla madre. È quanto emerso dall’autopsia eseguita ieri all’ospedale di Chieti dal medico legale Cristian D’Ovidio e dal neonatologo Carmine D’Incecco. All’esame ha assistito anche un medico legale consulente della difesa, Paolo Ferrante. I genitori, difesi dall’avvocato Delia Verna, entrambi con problemi di tossicodipendenza, restano indagati per omicidio volontario ma l’esito dell’autopsia riscriverà certamente le imputazioni a loro carico. Per adesso, sono indagati, come atto dovuto, anche due medici del 118, intervenuti per prestare soccorso alla donna: anche per loro, il fatto che il bimbo sia nato già morto determinerà un cambiamento del quadro accusatorio con una probabile archiviazione visto che non avrebbero potuto fare niente per salvarlo. In base alla ricostruzione dei carabinieri, quando si sono precipitati nella casa di Francavilla, i medici hanno assistito la donna ma non si sono accorti della presenza del corpicino: la donna avrebbe riferito di essere al quinto mese di gravidanza e non all’ottavo e di aver avuto un aborto spontaneo in bagno. L’autopsia ha escluso un aborto criminoso e indotto dall’esterno: sul corpo non sono state trovate tracce di violenza. Quel neonato non è stato ucciso. Entro tre mesi si dovrebbero conoscere le cause della morte del feto: D’Ovidio ha eseguito anche esami istologici e tossicologici per capire se è stato determinante il consumo di droga da parte della madre. L’indagine, dalle prime ipotesi di omicidio volontario, sembra virare verso una storia di disagio sociale.
L’esame autoptico è stato disposto dalla pm Lucia Campo che sull’episodio ha aperto un’inchiesta. I carabinieri, guidati dal maggiore Massimo Capobianco, stanno cercando di ricostruire cosa è accaduto nella mattinata di martedì all’interno della casa di Francavilla: dopo l’aborto della donna e i soccorsi con il trasporto in ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata, è stato il padre a portare il neonato nel presidio, ma soltanto dopo le domande dei medici su dove si trovasse il corpo. A quel punto è scattata la segnalazione alle forze dell’ordine e, nel reparto di Ginecologia, sono arrivati i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile. In seguito, i militari dell’Arma hanno eseguito anche un sopralluogo nell’abitazione di Francavilla. Adesso, saranno gli esiti dell’autopsia a riscrivere le accuse.

