Abruzzo patrimonio di fede e arte

14 Giugno 2017

Oggi il convegno dell’Ufficio diocesano per la pastorale del turismo

GUARDIAGRELE. Si tiene oggi, alle 18, in piazza San Francesco, l’annuale convegno organizzato dall’Ufficio diocesano per la pastorale del turismo e tempo libero. Al mattino si terrà il secondo appuntamento della scuola per animatori di comunità con il professor Giorgio Agnisola, condirettore della Scuola di arte e teologia della Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale-sezione San Luigi di Napoli, e don Gilberto Ruzzi, direttore dell’Ufficio catechistico della diocesi di Chieti-Vasto. Saranno presenti l’arcivescovo monsignor Bruno Forte, il governatore della Regione Luciano D’Alfonso, il monaco di Bose Sabino Chialà e il gesuita J.P. Hernandez.
«Il turista, il viaggio e la valorizzazione del territorio, temi che vogliono aiutare a “fruire” in maniera intelligente ed ecclesiale il grande patrimonio di fede e arte che la nostra Arcidiocesi custodisce», spiega don Emiliano Straccini, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale del turismo e tempo libero e parroco a Fara San Martino e Civitella Messer Raimondo, «non un turismo prettamente economico ma attento alle relazioni, all’ambiente, alla persona e alla gestione del tempo come occasione privilegiata per riscoprire se stessi, il rapporto con gli altri e soprattutto con Dio. In diocesi si cerca anzitutto un dialogo tra le istituzioni coinvolte, come Regione, Provincia e Comuni, associazioni di promozione turistica, culturali e attente all’arte, comunità parrocchiali, strutture ricettive e alberghiere, centri di educazione ambientali e tante altre. Si promuovono convegni e giornate di studio su temi legati alla cura dell’ambiente, alla promozione e diffussione del messaggio per la giornata mondiale del turismo e si sta cercando di elaborare percorsi di evangelizzazione attraverso l’arte».
Da qualche anno si sente parlare di Parchi ecclesiali culturali. «L’idea del Parco», continua don Emiliano, «nata dalla Fondazione Crocevia di Milano e dal suo presidente Giovanni Gazzaneo e approfondita dalla scuola di Arte e Teologia della Pontificia Facoltà teologica, s’inserisce in un contesto sociale in cui assume una rilevanza strategica la valorizzazione del territorio attraverso un sistema di “spazi naturali”, e tra questi si colloca a pieno titolo lo spazio ecclesiale con le sue risorse. L’autentica ricchezza dell’Italia sta nella straordinaria disseminazione e stratificazione, geografica e temporale, del patrimonio storico e artistico. Una dimensione che non ha eguali al mondo. Ma è altrettanto significativa l’attesa verso ciò che è “natura”, espresso dall’ormai consolidato interesse nei confronti degli agriturismi e dalla ricerca della tranquillità e del benessere psicofisico. L’immagine del territorio italiano, ha scritto e detto più volte Gazzaneo», spiega don Emiliano, «è quella più che di un “museo diffuso” di una terra sacra, segnata da oltre 65mila chiese, per la gran parte storiche, 1.700 santuari, 400 monasteri e altrettante abbazie. Di fronte al crescente sviluppo di spazi anonimi, non-luoghi (centri commerciali, villaggi outlet, luoghi di transito), nel Parco ecclesiale si rendono possibili le relazioni, il dialogo, l’incontro, la ricerca. Qui i nomadi del nostro tempo, i turisti, i “cercatori” di Dio possono trovare accoglienza e il senso di appartenenza e l’identità delle comunità locali ne uscirebbe altresì rafforzato. I possibili cammini sono quelli del Volto Santo a Manoppello, delle tre grandi Abbazie (San Giovanni in Venere, Santa Maria Arabona, San Liberatore a Maiella), gli Eremi celestiniani e i luoghi della santità di San Camillo de’ Lellis, San Nicola greco e San Francesco Caracciolo e molto altro ancora legato anche alla bellezza suggestiva della nostra realtà». Cosa si aspetta dal convegno? «Un nuovo impulso a valorizzare l’identità e la storia di città, borghi e paesi, che è sempre storia di volti, fede e bellezza», conclude don Emiliano, «a pensare ad un coinvolgimento di giovani che con passione e competenza sappiano investire le loro migliori energie in questi progetti e che i luoghi di culto siano davvero “ pietre vive”, capaci di parlare al cuore di tanta gente e interpellare al contempo la fede di tanti viandanti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.