Abusi su due sorelle di 8 e 9 anni Sequestrata la casa dell’accusato

Un 59enne finisce sotto processo per violenza sessuale aggravata e atti osceni in luogo pubblico I sigilli prima della sentenza: «Potrebbe vendere il suo unico bene per evitare di risarcire le vittime»
CHIETI. La casa di un presunto pedofilo finisce sotto sequestro: i giudici firmano il provvedimento perché c’è il rischio che l’imputato venda l’immobile, ovvero il suo unico bene, e non risarcisca le vittime. Il tribunale di Chieti ha messo i sigilli all’abitazione di un uomo di Rapino accusato di violenza sessuale aggravata su due sorelline di 8 e 9 anni e di atti osceni in luogo pubblico. Non è ancora arrivata la sentenza di primo grado, ma i giudici Guido Campli (presidente), Chiara Di Gerio e Sofia Nanni hanno disposto il «sequestro conservativo» del fabbricato in cui vive l’imputato. È stata dunque accolta l’istanza presentata dall’avvocato Massimiliano Ceddia, che assiste la famiglia delle bimbe e chiede 100mila euro di risarcimento danni: la richiesta «si fonda sulla probabilità che l’uomo si sottrarrà al pagamento di quanto dovuto per effetto di un eventuale giudizio di condanna, nonché sul pericolo che le “garanzie potrebbero disperdersi nelle more del processo”, essendo rappresentate unicamente dalla titolarità di un fabbricato a Rapino».
Gli abusi e le molestie sono avvenuti tra febbraio del 2016 e marzo dell’anno successivo. L’uomo, ora 59enne, è un vicino di casa delle due sorelline: non scriviamo il suo nome per tutelare l’identità delle vittime. Secondo la ricostruzione del pm Marika Ponziani, in più occasioni, dopo aver richiamato l’attenzione di una delle minori, l’imputato ha infilato una mano nei pantaloni toccandosi ripetutamente le parti intime. In un’altra circostanza, mentre si trovava sulla soglia di una porta finestra della sua abitazione, ha iniziato a masturbarsi e a mostrare i genitali alla bambina. Ma l’episodio più grave è avvenuto quando il presunto pedofilo ha invitato le bimbe a salire sulla sua auto: con il pretesto di farle guidare a turno, le ha fatte sedere sulle proprie gambe per poi accarezzarle ripetutamente l’interno delle cosce. Ad occuparsi delle indagini sono stati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e dalla tenente Maria Di Lena. Il processo nei confronti del 59enne comincerà il prossimo 19 maggio. Nel frattempo, si diceva, l’avvocato Ceddia ha presentato «istanza di sequestro conservativo». «Dagli atti di causa», è scritto nell’atto, «sembra emergere palese la responsabilità dell’imputato per i fatti contestati. La costituzione di parte civile avanzata dai genitori delle bambine è motivata dalla necessità di sostenere e tutelare le regioni delle parti offese, al fine di ottenere la condanna dell’imputato e la pronuncia di risarcimento danni conseguiti dal reato. Da questa vicenda, le minori hanno infatti subito un inevitabile quanto gravissimo danno di carattere fisico-patologico legato all’alterazione del proprio stato d’animo». Da qui la richiesta di risarcimento quantificata, «in via prudenziale», in 50mila euro per ciascuna figlia, e l’istanza per il sequestro dell’abitazione del 59enne. «L’immobile», ha concluso il legale, «risulta essere oggi l’unica garanzia che le parti offese hanno per potersi vedere ristorato il danno derivante dai gravi reati per cui si procede». E i giudici, prima ancora della sentenza, hanno detto sì ai sigilli.

