Accoltellò un carabiniere: inflitti sei anni

24 Febbraio 2019

Condannato l’84enne che cercò di uccidere il militare. La Cassazione: «Era pienamente capace di intendere e volere»

CHIETI. Non inganni l’età. Perché Emilio Giurastante, teatino di 84 anni, di cui oltre la metà trascorsi in galera, è tutto tranne che un nonno rassegnato alla pensione. L’ultimo suo guaio giudiziario arriva dalla Cassazione. Ed è una condanna, diventata definitiva, a 6 anni di carcere per tentato omicidio, porto ingiustificato di coltello, evasione e resistenza a pubblico ufficiale. Nell’estate del 2014 Giurastante, dopo essere scappato dall’ospedale, dove si trovava ai domiciliari per scontare una pena di 9 anni per reati contro il patrimonio, cercò di uccidere un carabiniere. L’anziano delinquente non esitò a colpire a sangue freddo, con una lama di 10 centimetri, il maresciallo in borghese che lo aveva notato in largo Cavallerizza, in pieno centro storico di Chieti, vicino alla fermata dell’autobus. Le motivazioni della sentenza della Suprema Corte sono state depositate l’altro ieri.
Per ricostruire la vicenda bisogna tornare indietro al 24 giugno di 5 anni fa, quando Giurastante si allontanò dal policlinico Santissima Annunziata dove si trovava «in stato di arresto». L’uomo era stato trasportato in ospedale «a seguito di un malore accusato subito dopo la notifica di un ordine di esecuzione di una pena detentiva». La latitanza dell’imputato, è ricostruito in sentenza, si protrasse «fino alla tarda mattinata del 29 giugno, quando venne notato in strada da un maresciallo in abiti civili. Il militare, senza attendere l’arrivo dei colleghi già avvisati, si avvicinò al ricercato qualificandosi e facendogli comprendere che ne conosceva lo stato di latitanza. Per tutta risposta, Giurastante sferrò un colpo di coltello al pubblico ufficiale. Poi, manifestando ancora la volontà di ucciderlo, tentò di colpirlo ancora con la stessa lama, senza riuscirvi, per la difesa da terra del militare. Nel frattempo arrivò un equipaggio dei carabinieri che riuscì a bloccare l’imputato».
Il ricorso di Giurastante è stato rigettato dalla Cassazione. Ha retto fino all’ultimo grado di giudizio la condanna a 6 anni di reclusione inflitta con l’abbreviato dal tribunale di Chieti. La difesa dell’anziano aveva puntato alla derubricazione del reato da tentato omicidio in lesioni. Ma i giudici romani hanno ritenuto la richiesta «priva di fondamento». Il motivo? «Giurastante aveva la coscienza e volontà di porre in essere una condotta capace di provocare, quantomeno con alto grado di probabilità secondo le comuni regole di esperienza, la morte della vittima». Quanto invece a una presunta incapacità di intendere e di volere, la Cassazione sgombra il campo da ogni dubbio: «Precise risposte sul punto vengono fornite dai giudici di appello, che illustrano come specifiche informazioni acquisite abbiano dato prova positiva delle piene facoltà mentali dell’imputato al momento dei fatti».
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