Accoltellato a morte a 46 anni «La vita di Paolo sempre in salita»

Fiorentino era tornato in paese per l’ultima volta all’inizio della pandemia: proveniva da Milano Il sindaco Tiberini: prima che andasse via da qui, era aiutato saltuariamente da amici e qualche ente
CASOLI. «La vita di Paolo, prima di arrivare a questo triste epilogo, è stata sempre in salita. Prima che andasse via da Casoli era aiutato, seppur in modo saltuario, da alcune persone e dagli enti. La sua fine ci addolora». Così commenta il sindaco Massimo Tiberini la tragica morte per accoltellamento di Paolo Fiorentino, 46 anni, ucciso a Marina di Carrara, nell’ex Colonia Vercelli che i due senza fissa dimora, occupavano, durante una violenta lite lo scorso 13 gennaio. In carcere con l’accusa di omicidio volontario è finito un 67enne, Francesco Di Blasi, originario di Palermo: è in stato di fermo nel carcere di Massa e oggi è prevista l’udienza di convalida. Sul corpo del casolano è stata disposta l’autopsia, a Pisa. A dare l’allarme è stata una donna che saltuariamente portava qualche aiuto ai due uomini che vivevano in spazi fatiscenti dell’ex campo profughi. L'uomo si è costituito ai carabinieri ed era ferito a una mano.
L’ultima volta che era tornato a Casoli, da Milano, è stato all’inizio della pandemia, era in compagnia di una donna e del suo immancabile cagnolino. Dopo qualche mese la coppia è ripartita e, così come avvenuto nel passato, di Paolo si sono perse le tracce fino a quando, nel paese che si affaccia sull’Aventino non è arrivata la terribile notizia. Era così Paolo, arrivava e ripartiva con mete non ben precise. Milano, Bologna, Chieti e, infine, Marina di Carrara, in Toscana, in un ex campo profughi.
A Casoli, Paolo aveva svolto qualche lavoro saltuario nel passato con una borsa lavoro nella Comunità montana, occupazione che comunque mantenne per poco tempo. Poi nuovamente in giro per l'Italia in cerca di lavoro, nuova vita ed esperienze: lavori salutari, sistemazioni di fortuna, una vita che giorno dopo giorno era fatta sempre più di stenti. Dov'è il limite tra la volontà di una persona, la sua inclinazione naturale e di salute, l'ambiente sociale nel quale si vive? Forse è la sintesi di tutti questi elementi, con alcuni di essi che sicuramente hanno un'incidenza superiore agli altri, a indirizzare una vita e farla propendere verso un epilogo più o meno accettabile, più o meno tragico.
Secondo una prima ricostruzione, l'omicidio potrebbe essere avvenuto durante la notte precedente il 13 gennaio, nell'ex campo profughi di Marina di Carrara di proprietà del Comune a qualche metro da una scuola. Prima le botte, poi è spuntato fuori un coltello. In quel contesto di degrado e disagio sociale, Paolo Fiorentino è stato accoltellato. Lascia la sorella Cinzia e il papà Giuseppe. Ancora non si conosce la data dei funerali.
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