Accoltellò il convivente per difendersi: assolta
Prosciolta dalle accuse la donna arrestata dopo aver colpito il compagno ubriaco L’avvocato dell’imputata: «Tribunale attento alla tutela delle vittime di abusi»
LANCIANO. Accoltellò il convivente ubriaco durante una lite per difendersi: a processo per tentato omicidio la donna è stata prosciolta dalle accuse. Maria Iftene, 43 anni, romena residente a Lanciano, venne arrestata il 17 novembre 2012 con l’accusa di aver tentato di uccidere N.D.C., l’allora convivente. Era un sabato sera, attorno alle 23.30 in via Santa Maria Maggiore si sentirono delle grida. Era Iftene che chiedeva aiuto dopo aver accoltellato il compagno. L’uomo, ubriaco, aveva iniziato a litigare con la donna. A un certo punto l’avrebbe afferrata per la gola e lei, come ha sempre ribadito in aula, aveva afferrato un coltello da cucina, a punta e seghettato (utilizzato in genere per tagliare la carne), per difendersi e aveva colpito l’uomo. L’intenzione era quella di ferirlo per sottrarsi dalla presa, ma aveva conficcato il coltello alla gola, sotto l’orecchio sinistro, recidendogli l’arteria secondaria. A quel punto il sangue era iniziato ad uscire a zampilli. Resasi conto delle gravi condizioni dell’uomo, aveva chiamato lei stessa il 118 e i carabinieri. Questi ultimi l’avevano arrestata per tentato omicidio. A processo, come spiega il legale della donna Massimo Biscardi, il reato è stato derubricato da tentato omicidio a lesioni pluriaggravate, dopo che il consulente nominato dalla Procura ha escluso che si trattasse di ferite potenzialmente mortali. In aula il procuratore Mirvana Di Serio ha sostenuto che le lesioni erano volontarie e ha chiesto una condanna a 2 anni e sei mesi di reclusione. Il collegio (giudici Andrea Belli, Stefania Cantelmi e Giovanni Nappi) ha dichiarato il non luogo a procedere per mancanza di condizione di procedibilità (manca la querela dell’uomo), pur riconoscendo un eccesso colposo di legittima difesa. «Gli ultimi dati statistici ci parlano di una donna uccisa ogni 60 ore», commenta Biscardi, «ed il più delle volte si tratta di violenza perpetrata tra le mura domestiche. La sentenza del tribunale di Lanciano dimostra una particolare attenzione alle esigenze di tutela delle vittime di questi abusi». (t.d.r.)
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