Accusò i carabinieri di averlo pestato Ma finisce nei guai

26 Giugno 2015

CHIETI. Aveva accusato cinque carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile di Chieti di averlo pestato a sangue durante una perquisizione nella sua abitazione di Sambuceto. Ma la situazione si è...

CHIETI. Aveva accusato cinque carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile di Chieti di averlo pestato a sangue durante una perquisizione nella sua abitazione di Sambuceto. Ma la situazione si è ribaltata: il giudice ha archiviato la posizione dei militari che a quel punto hanno denunciato il loro accusatore per calunnia e diffamazione. Per Gianni Liani, 36 anni, di originario di Atri, ma residente a San Giovanni Teatino, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio.

Ieri mattina la prima udienza davanti al Gup Luca De Ninis durante la quale quattro dei carabinieri si sono costituiti parte civile e sono: il maresciallo Eugenio Marino, 53 anni, del comando stazione carabinieri assistito dall’avvocato Roberto Di Loreto; il maresciallo Armando D’Arpino, 44 anni, in servizio nella compagnia di Chieti, e l’appuntato semplice Cristian Paoloemilio, 41 anni, di Pescara anch’egli della compagnia, assistiti dall’avvocato Goffredo Tatozzi, e il maresciallo Luigi De Luca, 40 anni, di Policoro, in servizio nella compagnia dello Scalo, assistituo dall’avvocato Mauro Faiulli. L’unico che non si è costituito è stato l’appuntato Fabio Segoni, 40 anni, di Pescara.

L’udienza è stata rinviata al 24 settembre perché nel fascicolo non c’era il decreto di archiviazione della giudice Antonella Readaelli.

I fatti cominciano il 4 febbraio del 2010 quando i carabinieri fanno irruzione, nella abitazione a Sambuceto di Liani. In quella occasione nasce una colluttazione tra il sospettato e i militari.

In casa vengono trovati 150 grammi di sostanza da taglio, due involucri di cellophane con circa 2 grammi di cocaina e una pistola semiautomatica Glock e cartucce. L’uomo viene arrestato. Alla scadenza dei 90 giorni querela i militari sostenendo che il giorno della perquisizione sarebbe stato vittima di un pestaggio lesioni personali, preso a pugni e addirittura morso, ingiuriato e diffamato. Su facebook, Liani ha mostrato le sue foto con il viso tumefatto per mostrare come i carabinieri lo avessero massacrato e sul social li ha pesantemente offesi. Ma dopo 18 mesi di indagini, il procuratore Pietro Mennini, ha chiesto l’archiviazione accordata dalla Gip Redaelli, per inattendibilità di Liani e perché le sue dichiarazioni non hanno trovato riscontro durante l’istruttoria.(k.g.)