Acerbo: logica disumana alla Sevel di Atessa

Operaio svenuto al montaggio. Il segretario Prc: tutta colpa del clima imposto dall’azienda
ATESSA. «Ancora una volta alla Sevel di Atessa, la più grande fabbrica italiana del gruppo Fca, si verificano situazioni che dovrebbero suscitare un’ondata d’indignazione nei confronti del regime imposto in fabbrica da Marchionne». Così Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista-Sinistra Europea (Prc-Se), interviene sul nuovo caso scoppiato nello stabilimento della Val di Sangro, dove l’altra mattina un operaio si è infortunato sulla linea di montaggio ed è svenuto. Ma la linea produttiva non sarebbe stata fermata per soccorrere il lavoratore. E ai colleghi sarebbe stato detto di ignorare l’accaduto e continuare a lavorare. La Fiom Cgil ha subito indetto uno sciopero. L’azienda ha spiegato che «i soccorsi sono scattati immediatamente seguendo le procedure di intervento interne. La linea è stata immediatamente bloccata per prestare la prima assistenza alla persona e, una volta attivati i soccorsi attraverso l’infermeria dello stabilimento, è stata riavviata». L’operaio, in via precauzionale, è stato inviato per accertamenti in ospedale e poi mandato a casa (10 giorni di riposo per lui). «Dopo l’operaio costretto a urinarsi addosso perché il capo non lo autorizza ad andare in bagno», commenta Acerbo, «è la volta del capo che ordina agli operai di non soccorrere un compagno di lavoro svenuto dopo aver sbattuto la testa. Siamo di fronte a una logica disumana e a metodi da kapò nell’ambito di un’intensificazione dello sfruttamento che non tiene conto dei più elementari diritti e della dignità di chi lavora. Questi episodi non sono da attribuire a eccessi dei capi», precisa il segretario Prc-Se, «ma al clima generale che l’azienda ha imposto. Poi ci vengono a raccontare la balla che i padroni non esistono più! Questa è l’Italia senza più le tutele dell’articolo 18! Fortunatamente le lavoratrici e i lavoratori della Sevel hanno reagito con lo sciopero dimostrando che i valori della solidarietà sono più forti delle minacce padronali. Non bisogna lasciarli soli nella resistenza e nella difesa dei principi della nostra Costituzione che non può fermarsi davanti ai cancelli della fabbrica. Di questa situazione», conclude Acerbo, «i principali responsabili sono i partiti come il Pd che in questi anni si sono schierati dalla parte di Marchionne». (s.so.)

