Acqua, addio all’Isi: ente sciolto dopo 14 anni

23 Luglio 2020

Il commissario liquidatore ha consegnato all’Ersi le reti idriche e un patrimonio da 79 milioni di euro

LANCIANO . La Isi non esiste più. Lo scioglimento della società che gestiva il patrimonio delle reti idriche che va avanti dal 2006, che era stato imposto anche dalla legge regionale del 2011 e iniziata nel dicembre 2014, è finita dinanzi al notaio Sergio Sideri. Qui il commissario liquidatore Isi, Vincenzo Antonucci, ha consegnato le reti e un patrimonio da 79 milioni di euro alla Regione, all’Ersi. Un addio che Antonucci ha precisato essere senza costi per i Comuni e quindi per i cittadini, che stanno facendo già i conti con gli aumenti del costo delle bollette dell’acqua con le nuove tariffe e i conguagli e con i razionamenti idrici.
«Con l’approvazione degli ultimi bilanci la scorsa settimana e soprattutto la firma dal notaio Sideri, la liquidazione è chiusa», spiega Antonucci, nominato commissario liquidatore nell’assemblea sindaci Isi del 23 dicembre 2014. «È stata un’operazione lunga, 6 anni, ma fatta nell’interesse pubblico e senza costi eccessivi che si ipotizzavano anni fa. C’è stata poi la collaborazione da parte della Sasi che ha agevolato alcuni passaggi. Il nodo più complesso da sciogliere è stato quello delle reti. Queste con acquedotti, fognatura, impianti di depurazione e altre infrastrutture idriche, terreni e beni immobili Isi sono demaniali, quindi della Regione e a questa dovevano tornare». Inizialmente infatti si era pensato potessero essere riconsegnate ai sindaci ma poi è stato scoperto che non c’erano, e non ci sono, neanche le mappe che definiscono con precisione i confini delle reti tra i vari Comuni. Quindi le reti non potevano tornarvi neanche praticamente e il passaggio avrebbe avuto anche un costo esorbitante. Nel caso infatti fossero state considerate private, la liquidazione avrebbe portato problemi fiscali e il pagamento di tasse elevatissime - si parlava di 6 milioni di euro - per rilevarle e le casse dei Comuni sarebbero state prosciugate.
«Invece essendo beni demaniali», riprende Antonucci, «sono tornati alla Regione e all’Ersi, soggetto deputato alla tutela del patrimonio idrico regionale». Senza costi, anche se in realtà negli anni i Comuni li hanno sostenuti per mantenere i cda Isi, per pagare una transazione con la Sasi che ha chiuso i contenziosi aperti tra le due società. C’è stata poi anche la vendita dell’immobile Isi in via Follani alla Sasi, per 500.000 euro. «Lo scioglimento Isi chiude una querelle decennale», dice il sindaco Mario Pupillo, «che è costata sì ai cittadini in termini di tempo, conteziosi e carte bollate. Poi negli anni, grazie alla collaborazione tra i sindaci del territorio, al lavoro dal 2014 di Antonucci si sono sciolti i nodi e si sono liberati i Comuni, i sindaci, dal problema delle reti, dei costi, della loro responsabilità, della gestione visto che non hanno anche confini netti. Beni ora tornati alla Regione, all’Ersi, chiudendo così un problema che si trascinava ormai da 14 anni».
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