«Acqua nel Diocleziano» Ma è la fogna rotta nella città che si abbassa

24 Gennaio 2024

Da giorni un rigagnolo solca la valle del parco sul versante del ponte Il geologo Carabba: subito le verifiche, il Corso è sceso di 2 centimetri

LANCIANO. Odore nauseabondo, fango e acqua. È uno sversamento della fogna rotta sul versante di via Del Ponte nella valle Diocleziano la causa del rigagnolo di acqua che da giorni si nota accanto l’arcata centrale del ponte. La rottura è stata accertata dalla Sasi che è pronta ad intervenire.
Ma la presenza di acqua, che è nella valle, ha destato preoccupazione tra i cittadini perché ha riportato alla luce il problema dell’instabilità della zona a rischio idrogeologico, soggetta ad allagamenti che da anni versa nell'abbandono più totale. Il degrado si nota dalle staccionate della recinzione e interne distrutte, le panchine spaccate, la vegetazione incolta con addirittura due alberi caduti da mesi e lasciati a marcire sul terreno. E poi l’immondizia. Per arrivare allo "sversamento" bisogna fare lo slalom tra bottiglie di vetro rotte, plastica, cinte, bombolette e siringhe. Sotto l’arcata centrale del ponte le siringhe aumentano. Una vergogna. Uno stato di degrado in un parco che dall’apertura, nel 2008, non è mai decollato, che presenta criticità evidenti tra frane e problemi idraulici, come la parte antistante a cui è collegato, quel Corso che dalla voragine del 2018 davanti l’ex Modernissimo, continua ad abbassarsi.
«L'acqua non deve uscire in quella valle né dal condotto, né dalle fogne. E se si tratta della fogna bisogna controllare lo sversamento», spiega il geologo Luigi Carabba, «fare delle analisi perché c’è vicino una falda acquifera che non deve essere intaccata. Poi c'è il condotto Sargiacomo da controllare: va mappato dalla cattedrale fino alla Cereria De Rosa (Pietrosa) e poi va fatto un nuovo collettore fognario perché quello che c'è è sottodimensionato, e opere idrauliche che sono state anche previste dallo studio sul dissesto commissionato dall’ex giunta al professor Nicola Sciarra dell’Università D’Annunzio». Uno studio che ha evidenziato la necessità, come sostiene Carabba da anni, di mettere in sicurezza il sottosuolo nell’area tra la Pietrosa, il Diocleziano e il Malvò, facendo il consolidamento del terreno di riporto tra i portici e piazza Plebiscito, sistemando pozzi di drenaggio delle acque di filtrazione e un nuovo collettore fognario.
«Nel frattempo il monitoraggio della parte del Corso va avanti», riprende Carabba, «con i sensori posizionati all'esterno degli edifici che indicano un abbassamento di 2 centimetri a 26 metri di profondità del terreno di riporto del Corso: significa che bisogna intervenire».
Intervento che richiede anche il consigliere comunale di Azione, Giacinto Verna. «L'acqua che rispunta sotto gli archi del Diocleziano e il fianco di una collina che frana a Madonna del Carmine sono una sveglia per l'amministrazione Paolini che continua a sottovalutare il dissesto idrogeologico», dice Verna. «C'è una nuova relazione di Carabba che ribadisce il pericolo e i sommovimenti nella parte iniziale del Corso e della cattedrale: ma Paolini e i suoi dormono. Sappiamo quali sono le principali criticità nel sistema di condotte e deflusso delle acque concepito oltre un secolo fa: il fosso del Malvò e il fosso Pietroso. È evidente la relazione tra dissesto e condotte in grave stato di degrado, che provocano fuoriuscite di acqua non controllabili, che rendono queste zone soggette a sprofondamenti inaspettati di terreno. Servono progetti definitivi e nuove opere idrauliche».
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