I bimbi del bosco tornano a Palmoli. Quel distacco lungo 299 giorni

Incontro con i genitori nell’abitazione del Comune. Forse, per ora, non ci sarà il rientro nella casa di pietra. La coppia tenta di trovare sponde istituzionali: ieri il faccia a faccia a Roma con il console australiano
PALMOLI. Sono passati 299 giorni. Quasi dieci mesi di battaglie legali e di abitudini cambiate, di distanze dolorose e di nuove scoperte. Era lo scorso 20 novembre quando gli assistenti sociali, protetti dalla scorta dei carabinieri, salirono dopo il tramonto lungo la strada provinciale fino alla casa del bosco. L’ordine del tribunale per i minorenni dell’Aquila parlava chiaro: prelevare i tre fratellini Trevallion, anche con «l’ausilio della forza pubblica», e condurli in una struttura protetta di Vasto. Lontano dal fiume, dalla terra umida, da quel rifugio di pietra e legno che costituiva l’intero loro universo conosciuto.
Oggi i bambini, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, torneranno a Palmoli. Torneranno per incrociare di nuovo gli sguardi di mamma Catherine e di papà Nathan fuori dalle stanze asettiche dei cosiddetti «luoghi neutri». È la tappa iniziale, fissata dai magistrati, per un rientro graduale in famiglia che, a novembre, se tutto andrà per il verso giusto, approderà in weekend con pernotto a Palmoli.
In base a quanto filtra, il colloquio di oggi avverrà nella nuova abitazione. Una casa vera, messa a disposizione dal Comune per superare definitivamente i problemi legati alla sicurezza e alla salubrità di quello che i giudici hanno definito rudere. Ma in quell’ora e mezza che i piccoli trascorreranno con la coppia anglo-australiana, sotto il monitoraggio della nuova assistente sociale e alla presenza di una traduttrice, non è affatto scontato che sarà permesso loro di raggiungere la vecchia abitazione in pietra. Il ritorno nel luogo in cui li attendono il cavallo Lee e l’asino Gallipoli, almeno per oggi, potrebbe non concretizzarsi.
Gli animali rappresentano un richiamo fortissimo, una mancanza quotidiana per i gemellini di sette anni e per la sorella maggiore di nove. La nostalgia è documentata in modo inequivocabile nell’ultima ordinanza del tribunale. Il 7 luglio, seduti di fronte ai magistrati, i piccoli hanno raccontato la loro verità: «Stiamo bene in casa famiglia, ma ci piacerebbe tornare a casa. Della nostra casa ci mancano soprattutto gli animali e il fiume. Anche i nostri genitori». In dieci mesi hanno assaggiato frammenti di modernità. Hanno guardato le immagini del Re Leone. «Ci è piaciuto molto, prima non vedevamo la tv perché a casa non c’era. Ci piacerebbe averla anche a casa, ma non so se papà e mamma saranno d’accordo. Glielo chiederemo».
Le risposte date a chi domandava loro cosa desiderassero misurano la dimensione dei loro sogni. Il maschietto ha confidato: «Mi piacerebbe tornare a cavalcare il cavallo» e «mi piacerebbe poter giocare con i Lego». La gemellina ha chiesto di «vivere in libertà a casa nostra e fare le cose che facevo prima». La maggiore ha rivolto il pensiero al compagno di tanti giochi: «Vorrei tornare a cavalcare l’asino».
Il riavvicinamento di oggi prepara il terreno alla novità assoluta di domani. Sarà il primo giorno ufficiale in una scuola pubblica, a Vasto, a breve distanza dalla casa famiglia. I gemellini andranno in seconda elementare, la sorella maggiore in quarta. L’istruzione si conferma il grande pomo della discordia nell’intera vicenda giudiziaria. Lo scontro sulle regole educative rimane aperto, uno strappo difficile da ricucire. Mamma Catherine ribadisce la sua posizione, sostenendo che negare l’homeschooling equivalga a violare diritti garantiti dalla Costituzione. «È intenzione dei genitori mantenere e chiedere il massimo riserbo circa gli impegni di questa settimana dei bambini, per evitare di aggiungere stress a stress», fa sapere l’avvocato Simone Pillon, che il 10 settembre ha depositato un reclamo alla Corte d’appello per sollecitare un ricongiungimento immediato e totale.
Ieri, nel tentativo di trovare una sponda istituzionale, Catherine e Nathan hanno trascorso gran parte della giornata a Roma per incontrare il console nell’ambasciata australiana. Oggi, dunque, c’è l’ora e mezza concessa dai giudici. Ma domani è un’altra storia. Domani non ci sarà il rumore del fiume e del vento tra le foglie, ma il suono di una campanella, i banchi, un appello a cui i tre fratellini dovranno rispondere. Il biglietto d’ingresso nel mondo degli altri. Un mondo, quello della scuola pubblica, a cui mamma Catherine e papà Nathan non vogliono consegnarli.
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