«Ad Atessa scarti sanitari a rischio infettivo»

Le associazioni dicono no all’impianto: trattate 20mila tonnellate ma l’Abruzzo ne produce 4mila
ATESSA. «In arrivo ad Atessa un impianto che tratterà rifiuti sanitari a rischio infettivo per 20.000 tonnellate l’anno potenziali. L’Abruzzo ne produce 4.000. Lo stabilimento sorgerà vicino ad abitazioni e a un sito di interesse comunitario». Lanciano l’allarme Wwf, Legambiente e l’associazione Noimessidaparte che presentano le loro osservazioni in opposizione alla ditta Di Nizio Eugenio srl per la realizzazione di un impianto per il trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione ad Atessa. Si tratta di un impianto di notevoli potenzialità visto che prevede il trattamento di ben 20.000 tonnellate l’anno potenziali, a fronte delle 4.000 prodotte in Abruzzo. Una capacità più che quadrupla rispetto alle esigenze regionali che lascia aperta ogni ipotesi sulla possibile futura importazione in Val di Sangro di rifiuti sanitari a rischio infettivo da altri territori. In ogni caso il progetto, grazie alla capacità dell’impianto a disposizione, ipotizza di allargare l’interesse anche a rifiuti di altro genere: 4.500 tonnellate l’anno di rifiuti pericolosi e 10.500 di rifiuti non pericolosi. In prossimità del sito prescelto sono presenti, a poche decine di metri, abitazioni, bar e, a poco più di un chilometro, c’è il bosco di Mozzagrogna. «Sembra ormai una costante abruzzese», sottolineano Fabrizia Arduini, presidente del Wwf Zona frentana e Costa teatina onlus, Marco Severo, presidente di Noimessidaparte, e Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo, «quella che vede proporre nel territorio regionale quasi esclusivamente realtà produttive che comportano un certo e, spesso, notevole impatto ambientale, in special modo in relazione con quanto attiene alla gestione dei rifiuti e alla loro trasformazione. Attività queste che vanno inevitabilmente a interfacciarsi negativamente con la biodiversità di interi ecosistemi e quindi con la salute umana». Le associazioni fanno notare che la nuova legge regionale sui rifiuti, la n.5 del 2018, asserisce chiaramente che sino a due chilometri di distanza dal perimetro di un sito di interesse comunitario, la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) è uno strumento necessario per questo genere di impianti. E richiamano anche la Seveso III. «Ci chiediamo», dichiarano, «se la proponente ignora che la gestione dei rifiuti rientra nell’ambito di applicazione di questa norma o pensa di poterla ignorare solo per aver fissato dei limiti massimi di rifiuti stoccabili?. La vicinanza di case sparse, più di 20 abitazioni entro un raggio di 500 metri a partire da una vicinanza di 30 metri, rappresentano un fattore escludente, come lo stesso Tar di Pescara ha ribadito nel 2010».
Matteo Del Nobile
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