Addio a capitan Di Luzio: arrivò a un passo dalla B

È venuto a mancare a 82 anni l’attaccante neroverde della stagione 1963-64 Teatino doc, fu il leader della squadra che sfiorò la promozione tra i cadetti
CHIETI. Addio a Vittorio Di Luzio, bandiera neroverde e storico calciatore del Chieti venuto a mancare ieri pomeriggio a 82 anni. Come pochi fece sognare i tifosi teatini: giovanissimo, fu il capitano di quel Chieti che, nel campionato di serie C 1963-64, sfiorò la promozione in B per la seconda volta nella sua storia. La prima, nel 1928-29, fu quando la Pippo Masciangioli perse gli spareggi con il Taranto. Di Luzio non era ancora nato, ma probabilmente di quell’altra stagione mitica aveva sentito raccontare mentre tirava i primi calci alla palla nelle strade della Chieti del primo Dopoguerra. Quello stesso sogno poi lo sfiorò quando stava per compiere 24 anni: nel maggio del 1964 i neroverdi di capitan Di Luzio si arrendevano al Trani: appena due i punti a fine campionato separavano i neroverdi dai pugliesi e dal sogno del campionato cadetto.
Di Luzio era nato il 9 giugno del 1940. Fisico mingherlino e carattere mite, aveva lo sport nel sangue. Il fratello Mario già si era distinto come portiere. Lui si era già cimentato come giocatore di basket in una delle prime piazze abruzzesi che, al di fuori della provincia di Teramo, già praticava a buon livello la pallacanestro. E poi atletica leggera e gare di fondo. Preferì il calcio ed esordì manco ventenne, agli albori della lunga gestione del presidente Guido Angelini. Una presenza nel 1959-60, in C, prima di andarsi a fare le ossa in D, nel Sulmona. Tornò a Chieti nel 1962-63, tra l’altro con un’operazione al menisco (che all’epoca non era uno scherzo) sul groppone, alla vigilia di quella stagione memorabile con l’undici allenato da Tom Rosati. A lui, giovanissimo, Rosati affidò la fascia da capitano. Tecnica e orgoglio, un sinistro memorabile e l’attaccamento ai colori, ne fecero il trascinatore della formazione che fece sognare i tifosi della Civitella e sfiorò l’impresa sui campi caldi del Centrosud. Ascoli, Salernitana, Reggina, Taranto, Lecce erano alcune delle avversarie più blasonate. E poi i derby con L’Aquila e Pescara, che i teatini a fine stagione staccarono di 13 punti. Una cavalcata indimenticata: inutile dire che, in occasione delle celebrazioni del centenario del calcio neroverde, nel febbraio di un anno fa venne omaggiato all’Angelini con una targa celebrativa.
Quello della B sfiorata, quando giocò 27 partite e segnò due reti, fu anche l’ultimo anno in neroverde di Di Luzio: subito dopo passò infatti alla Civitanovese, e tornò a calcare la Civitella per militare con la Gloria Chieti in D nel 1969. Appese le scarpe al chiodo, Di Luzio rispolverò il diploma da ragioniere e venne assunto come funzionario in una banca. Di Luzio si è spento ieri nella sua casa in via Mattoli, a Chieti.
Lascia la moglie Francesca, i figli Simona, Riccardo e Francesco, il genero Cristiano, le nuore Francesca e Federica, i nipoti e la sorella Leda. I funerali si svolgono domani mattina, alle 9.30, nella chiesa della Trinità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

